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Rovereto Francesca

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Nata a Genova il 3 12 1981.
Diplomata al Liceo Scientifico, laureata in Bioingegneria,ho svolto la tesi negli USA.

Ho lavoratoquasi 2 anni in Accenture, in giro per l'Italia, ho frequentato un Master in Gestione Aziendale al Politecnico di Mi.

Nella vita ho avuto tempo di viaggiare, Europa, Africa, Messico, America.

Ho lavorato all'ospedale S.Martino come ingegnere ma ho anche prestato servizio volontario con AVO,Associazione Volontari Ospedalieri.

Ho lavorato a tempo perso come modella, hostess, fotomodella, barista, cameriera. Nel 2004 ho partecipato a Veline, sono arrivata sino ai quarti,poi la Veronica Maccarone mi ha battuta.

Adoro il teatro,pratico danza classica e ho partecipato con il teatro della Tosse di Genova ad un laboratorio di scrittura e recitazione dove ho avuto l'opportunità di recitare la parte da me scritta.

In questo momento vivo a Genova e mi occupo di Business Strategy.

Il tempo libero lo trascorro all'aria aperta ma, appena posso,...scrivo!

Francesca Rovereto

Benvenuto nel mio blog!

Piacere, Francesca

Io a colori....

Francesca Rovereto

....ed io in bianco e nero

Francesca Rovereto

Un sogno...da pelle d'oca

 
11月22日

Arrivederci...oppure addio!

Ho aspettato a lungo e poi ho ancora aspettato.
Ho cercato di rimandare, di trovare una scusa, di temporeggiare.
La mia amica Enrica mi ha mandato su FB un pezzo bellissimo che parlava delle donne, e della forza meravigliosa che hanno quando hanno deciso di cambiare.
I tempi sono maturi.
Sono stata paziente, ho subito, ho ascoltato, ho cercato di far valere le mie ragioni.
Ora sono stufa.
Questo blog è tristemente e definitivamente chiuso.
Ci siete riusciti.
Ce l'avete fatta.
Chi mi diceva cosa potevo e non potevo scrivere.
Chi mi diceva perchè non scrivi.
Chi mi diceva perchè scrivi.
Chi si vergognava leggendomi.
Chi si sentiva intruso e invadente (chissà perchè non hanno cambiato pagina...)
Il risultato? Neppure quì, e dico io neppure quì, ero più quella che voglio essere, e cioè semplicmente io.
Con tutti i miei meravigliosi difetti.
Mi avete cambiata? No di certo.
Siete riusciti a rompermi le scatole? Questo certamente sì.
Sappiate bene che io non mi fermo. Questo no. Questo non siete riusciti.
Quindi aprirò un altro blog, pubblico, e tutti i miei amici di space saranno informati e prontamente invitati.
Chi volesse dare un'interpretazione propositiva alle mie parole e volesse continuare a seguirmi è libero di contattarmi per chieder,mi il nuovo indirizzo (anche se non ho idea di quando lo attiverò)
Una cosa è certa. Nel mio nuovo space non ci sarà spazio per falsi moralismi e bigotti.
Parlerò di quello che mi va. Del cioccolattino che ho lasciato sciogliere lentamente sulla lingua, dei colori dell'autunno, del sesso che mi fa il ragazzo che mi trovo davanti in treno, del disprezzo che provo per tutti quelli che mi vogliono come loro si prefigurano che io sia.
Questo è tutto.
Arrivederci in altra sede e, per tutti gli altri, un sereno e liberatorio vaffanculo.

11月8日

Una questione di prospettive

Vorrei sfatare un mito: leggere il mio blog non significa conoscermi, nè tantomeno capirmi.
Fosse così facile e lineare, aprirei una diecina di blog e consiglierei a tutti di averne uno e leggersi tra le righe dei propri post
Non so se chiamarla presunzione o saccenza, ed offendermene, o forse è solo superficialità e insoddisfazione, e quindi dovrei compatire tutti coloro che in mezzo a tanto qualunquismo e omologazione, trovano abbastanza sentimenti quì dentro che pensano possano essere sufficienti per formare una persona fatta e finita.
Signori, che errore grossolano! Pensate davvero che una persona possa essere così semplice?
Il fatto che io sia diretta a volte imbarazza, a volte spiazza, i sentimenti, a mio avviso, non sono cosa da nascondere.
Più gentilmente potrei dire che se si rilegesse un libro, ad anni di distanza, si coglierebbero tra le stesse righe, significati diversi.
Ed è così che siete voi che date un'interpretazione alle mie parole.
E la vostra interpretazione non per forza coincide con la mia.
Temo che ci sia un'interpretazione per ognuno di voi.
Questa è la grande magia dei libri.
Forse forse, un po' di quella magia, riesco a trasmetterla pure io...allora non mi offenderò, nè me ne compatirò. Un lieve movimento del mio labbro, un sorriso appena percettibile. Questo è solamente orgoglio.

10月27日

Una, nessuna o centomila?

Prima di tutto vi faccio vedere due mie foto: la prima risale a 6 anni fa, la seconda a settimana scorsa.

Ecco, queste due foto, che sono inserite nel mio profilo in Facebook, sono le due foto incriminate.
All'inizio non ci ho fatto caso, un paio di persone hanno commentato la più recente delle due, "bella foto", io ho ringraziato del complimento senza troppo indugiare.
Eppure l'avrei dovuto capire anche io che c'era qualcosa di strano, di non lineare.
La foto di per sè non è che sia proprio un bijoux, e io non è che sia particolarmente carina o scollata...
Poi parlando con un mio amico, che è una serpe ma è anche un uomo decisamente profondo e sensibile (già sorrido al pensiero di quando leggerà questo post e capirà che sto parlando di lui), mi ha fatto notare che questa nuova foto, scattata nella metro di Parigi la scorsa settimana, è paurosamente simile a quella scattata nella metro di Londra sei anni fa.
Non mi riferisco ovviamente al fatto che in entrambi i casi ero in metro, ed oggettivamente i sei anni trascorsi hanno lasciato segni visibili sul mio volto, mi riferisco a qualcosa di molto più profondo. Mi riferisco a me stessa: in quelle due foto sono esattamente io.
Facciamo un passio indietro.
Il mio amico mi ha scritto che in queste due foto sono, semplicemente, "diversa".
Ah, benedetta ephifani, tutto d'un tratto luce fu. Tutto lineare, chiaro, lampante, cristallino.
Tragico.
In quelle due foto sono io, esattamente io, nulla di più, nulla di meno.
Io sono così, io mi riconosco, sono quella lì.
Il punto è che ha ragione il mio amico.
Nella routine sono diversa . Mi perdo, le costrizioni mi limitano, la famiglia, il lavoro, a volte anche le persone.
Io sono un animo libero, devo poter volare.
"il punto che devi capire, fra, è che non puoi fare sempre tutto quello che vuoi" , mi ha detto Dado solo qualche sera fa.
Ed è così che stralci di me affiorano solo in rare occasioni, per il resto sono quella che le persone o le circostanze vogliono che io sia.
E la Fra, quella vera, esce quando è lontana da vincoli o pregiudizi, come, ad esempio, quando sono in viaggio.
Laggiù, in una spiaggia Kenyota, in una metro Parigina o in un grattacielo di Philadelphia, ci sono semplicemente io.
Può essere che questo mio amico antipatico abbia scorso chi è la vera Fra da un paio di foto?
E sapete cosa mi ha detto?
la prossima volta che ci vediamo mi stampo la metro di milano, te la appiccico sulla schiena, e ti porto a pranzo"
Mi ha fatto morire dal ridere.
Anche a me, la Fra che piace, è quella là.


10月21日

The end

Le ephifani ultimamente mi vengono tutte sotto la doccia. Mi piacerebbe sapere il parere di Freud a tal riguardo.
Ecco quella di stasera: una storia d'amore finisce così come finisce un tubetto di balsamo, e così a volte finisce anche la vita.
La tristezza che ne fa da contrappunto la raffiguro nella mia mente come una specie di vortice grigio.
I miei pensieri? Tubi rumorosi e luci indagatrici, freddo, paura, solitudine.
Le certezze che avevo stanno crollando a picco, io mi sento vacillare, mi gira la testa e la vista si annebbia.
In effetti, sono in overload. Temo il crash dell'intero sistema.
A malapena un 7-8% di Fra.

Pioggia e vento stasera fuori dalla finestra di camera mia, e pioggia e vento dentro di me.
10月19日

Melodie Parigine

Mentre facevo la doccia questa sera mi è sembrato che questi giorni parigini siano scivolati via come l'acqua sul mio corpo.
Non posso dire di essermeli goduti a pieno, troppi pensieri per la testa, tutti tristi.
Quando questa notte correvamo su un taxi lungo la senna ripensavo a poche ore prima, mentre ballavamo tra camerieri in boxer, e nello stesso tempo guardavo il profilo del ragazzo che guidava. In fondo anche lui avrebbe potuto essere uno di loro, e mi sono chiesta in che modo lui fosse finito su un taxi nella fredda notte parigina, mentre altri suoi coetanei erano in boxer a portare dessert alla panna, osannati da ragazze ammiccanti, tra musica e luci.
Lo avevo trattato male, solo pochi minuti prima, perchè non capiva quello che gli dicevo in inglese.
Mi sono talmente dispiaciuta che avrei voluto chiedergli scusa, avrei voluto parlargli della vita, e di come a volte può essere complicata.
Uomini e donne nella notte. Mentre gli altri dormono, il mondo fa trapelare realtà nascoste.
Questi ragazzi francesi mi sembrano più complicati, più introspettivi, più eleganti, più bohemien, più effeminati, più gentiluomini.
Come il coinquilino di Emmanuel, con le ciabatte a forma di cinghiale e una camera da letto che potrebbe essere dipinda in un quadro, potrebbe addirittura sembrare di altri tempi.
Come A. e J., con i loro vestiti un po'eleganti e un po' retrò.
O come l'artista di strada al Sacro Cuore, con il suo cappello in testa, e le braccia nude, per potrer esibirsi nel suo numero con le palle di vetro.
Le faceva fluttuare nell'aria, tra una mano e l'altra, tra le sue braccia e il suo collo, a suon di musica. La melodia era quella della colonna sonora del "magico mondo di amelie", dolce e tristissima. Dovete immaginarvelo così, con le braccia nude e il cappello in testa, mentre muove dolcemente le sue palle di vetro, facendole fluttuare tra le sue lunghe dita affusolate, sulle note di quella malinconica melodia.
Tutta Parigi, dietro di lui, era riflessa nelle sue palle di vetro, e tutti noi, lì attorno, ci specchiavamo nelle sue palle, capovolti a testa in giù e con le facce allungate ed amaliate.
Forse forse, in quella palla di vetro, mi sono vista solo io, capovolta e allungata, imprigionata nel magico mondo di Francescà, e tutti gli altri, e tutta Parigi, erano solo riflessi là fuori.
Ho un solo vero desiderio. Tornare ad amare.
YouTube - La vie en rose (legendado )
    



10月12日

Menomale che c'è la danza

Non importa quanto fastidiosa possa essere la giornata,
non importa che abbia ricevuto solo l'altro ieri una terribile notizia,
e neppure che poco prima di entrare avessi le lacrime agli occhi.
Quando danzo non mi ricordo di nulla.
Ogni pensiero nella mia mente vola via, lontano.
Sento solo il sudore che scivola sul mio corpo, le gambe che si tendono, la musica che mi rilassa...il collo si allunga, la schiena si raddrizza.
Un esercizio, due chiacchere, una risata, una nuova sequenza da memorizzare.
Poi, quando ci siamo tutte, mi distraggo; sento le scemenze che a turno ci sussurriamo in un orecchio e non seguo la dimostrazione, così poi devo correre ai ripari...
"psss...ma quanti erano i debulè?" ma dovete immaginarvelo detto con un filo di voce, in un sussurro che rapido si dissolve nella musica, con sul viso stampati due occhi che ridacchiano perchè hai combinato un pasticcio, non sei stata attenta, e ora non sai i passi "pss...ma quanti erano i debulè? ma su quanti tempi? no, ti prego Virginia, fammi rivedere il giro in coupè prima dello getè all'Italiana".
Dura solo un ora e mezza.
Ma è un ora e mezza di pura felicità.







10月5日

I miei meravigliosi taxisti (il ritorno)

io: buongiorno!
taxista: ao, ando annamo?
io: alla fiera di roma, grazie?
taxista: ao, anche tu cor sti pannelli?
io: eh sì, mi occupo di energie rinnovabili
...
taxista: ma sei sposata?
io: ???
...
io: ehm, no, sono fidanzata però.
taxista: e perche nu te sposi?
io: ???
...
io: perchè lui lavora a milano e io a genova, sà di questi tempi non è facile cambiare lavoro...
taxista: che stai a dì? questo è er 29esimo lavoro che faccio!
io: davvero?
taxista: ho fatto di tutto, o scaricatore, er pizzicarolo..
io: eh???
taxista: er pizzicarolo! come li taiavo io i prosciutti non i taiava nessuno! certe fette!
...
taxista: ma ancora du anni, quando mi figlio porta a casa i soldi e cambio ancora....faccio o skippere!
io: ah, ma ci sa andare in barca a vela?
taxista: Io? se ci so andare in barca a vela? so er maestro io! du anni fa quando er medico mi aveva detto che avevo 6 mesi di vita me so iscritto al corso e so stao per mare sei mesi. poi non so morto!
io: menomale! ehm, sono arrivata, grazie...
...
--scendo dal taxi e prendo i bagagli, ci salutiamo. Me ne sto andando ma mi viene da sorridere, mi rigiro---
io: scusi eh, ma com'è che lo chiama lei il tizio che taglia il prosciutto?
taxista: ma chi? er pizzicarolo?
io: pizzicarolo...
taxista: ma perchè? come lo chiama lei?
io: ehm...il tizio che taglia il prosciutto!
---il taxista, o meglio il mitico Luciano, mi guarda sottecchi e scrolla la testa, io gli sorrido, mi volto, e affronto la mia giornata. In fondo, penso, la giornata si preannuncia divertente ---


10月3日

Trasferta Romana

Questa mia latitanza dal blog è dovuta, perlomeno nell'ultima settimana, alla mia trasferta romana.
Bollettino di guerra?
Uncountable ore di sonno mancanti, un paio di chili in eccesso ed una fioritura di brufoli come non ne avevo neppure nei miei dorati (e unti)13 anni.
Lavorativamente interessante, a volte intrigante, tutte le volte che vado a Roma, non so bene il perchè, sento una ventata fresca di libertà.
Come se tutto quello che mi passa per la testa, per qualche strana ragione, diventasse possibile.
Anche i miei desideri più improbabili, anche i miei sogni più profondi.
Poi la trasferta finisce, e con lei scoppia la bolla di sapone delle mie illusioni giovanili. Un sorriso, però, rimane sul mio volto. Forse, chissà...
Roma caput mundi? Mah, può darsi di sì.
Una cosa è certa: Roma è meravigliosa. La osservavo da una splendida terrazza piano bar, Martedì notte. I suoi tetti e la sua storia sotto di me, la sua luce che emanava non solo dai lampioni e dalle finestre illuminate, ma anche dal suo fascino senza tempo; quasi mi estraniavo dalla conversazione...la cupola di San Pietro che la sovrastava maestosa, il suono di un pianoforte lontano... Forse, in quella notte, mi sarei voluta perdere, come a dissolvermi nell'aria e poter così diventare un tuttuno con tanta maestosa bellezza.





9月20日

Lutto nazionale

Ancora vivo è il ricordo della sofferenza immensa della lontananza. Non solo una distanza in chilometri, una vita di differenza.
Chi resta in patria ogni giorno teme e spera. Sono le preoccupazioni di una mamma, se mangerà abbastanza, di una sorella, se la sua brandina sarà comoda, di una moglie, se disaccoppia i calzini e alla mattina non infila quelli giusti. Così si vive, in Italia, tra le persone che escono, vanno a fare la spesa, si lamentano sul treno in ritardo, si coricano a letto alla sera illuminati dalla luce calda della bajour e con una tisana bollente nellos stomaco. Così si guarda le altre persone che vivono, mentre tu sei solo uno spettatore, e il tuo cuore di madre, di sorella, di moglie, è laggiù, in un deserto, sotto una tenda, dentro una brandina con a fianco un fucile.
E mentre ci si lamenta per la pioggia autunnale c'è una mamma, una sorella, una moglie, che pensa solo a che lui possa star bene, mangiare abbastanza, dormire tranquillo.
Non c'è pace. Perchè ci pensi, alla sera quando lo senti, che potrebbe anche essere l'ultima quella volta, ma poi ricacci dentro quel pensiero, non lo vuoi neppure ammettere di averlo formulato. Perchè ci pensi a quanto male può fare una bomba, alle schegge che entrano nel corpo. Perchè ci pensi che morire lontano è come una violenza alla natura. E' come se te lo avessero tolto giorni e mesi prima, quando è uscito di casa e tu lo hai visto salire in macchina.
Poi, quando meno te lo aspetti, senti che tutto quello che tu temi di più al mondo, a qualcuno è capitato. C'è un figlio che non tornerà da sua mamma, una moglie che non potrà vederlo uscire dal gate tutto imbardato alla rambo, un figlio che non abbraccerà più suo padre. E non ti importa della politica, e pensi che siano stupidi qualsiasi discorso retorico. Perchè per quella madre, per quella sorella, per quella moglie, lui è soltanto il suo bambino, il suo fratellone, suo marito. Forse, se non lo hai vissuto sulla pelle, non si può capire.
Oggi è il giorno del dolore.
Oggi è il giorno del rispetto a chi soffre.
Onore ai caduti.
L'Italia, quella che vale, soffre al vostro fianco.




9月10日

Pianosa

Ieri ho pubblicato alcune foto su FB e qualcuno mi ha chiesto dove fosse questo posto:

Ebbene, questa meravigliosa acqua cristallina è il mare di Pianosa.
Pianosa è una delle isole dell'arcipelago toscano conosciuta alla stragande maggioranza delle persone per il suo carcere.
Il carcere esiste ancora e l'Italia spende non pochi soldi per manutenerlo in caso qualcuno decidesse di riaprirlo.
Negli anni infatti è passato da essere un carcere ordinario fino a diventare un carcere di massima sicurezza, quando, nei suoi anni d'oro, nell'isola vivevano 7 guardie carcerarie, con rispettive famiglie, per ogni detenuto rinchiuso nel carcere. .
Potrete quindi immaginare che esiste un intero paese, a ridosso delle mura di ricenzione del carcere, costruito per le guardie e le loro famiglie.
Oggi si può visitare con la giuda (Pianosa è ora un parco naturale protetto e nessuna barca nè nessuna persona può avvicinarsi senza una guida prenotata per tempo). Di fatto però, questo paesino del tutto particolarissimo, in uno strano stile goticheggiante, con tanto di merletti e portoni con volte gotiche, oggigiorno è null'altro che un paese fantasma lasciato al degrado.
Passeggiando per le vie si ha l'impressione che una qualche catastrofe naturale abbia costretto gli abitanti ad una fuga d'emergenza. Si possono infatti scorgere, da fessure di portoni rotti, tavoli in legno e mobilio da interni, oppure appese alle facciate le insegne del negozio del latte o della villa dell'agronomo.
Sì perchè se è vero che si spendono soldi per la manutenzione del carcere, sebbene da 10 anni le visite sull'isola portino turisti ogni giorno e neppure troppo a buon mercato (la gita parte da 39€ per accedere alla spiaggia, sino agli 80€ per una vivita completa in mountan bike o cayack), sembra che nessuno di questi introiti sia stato impiegato per scopi turistici.
Il fascino di pianosa tuttavia non è solo quello di una storia di "illustri" carcerati o famosi tentativi di fuga da film. Pianosa è un'isola da paesaggi mozzafiato. Il mare cristallino ospita svariate specie di pesci colorati. La pesca è ovviamente vietata quindi semplicemente nuotando in riva si possono vedere branchi interi di occhiate, sogliole, branzini.
Pedalando poi per gli sterrati è comune imbattersi in fagiani e lepri selvatiche.
Non è permesso visitare il carcere appunto per il motivo che è potenzialmente funzionante, tuttavia si possono vedere dall'esterno i diversi edifici all'interno dell'isola e tutte le costruzioni in pietra che i carcerati costretti a lavori forzati costruvano giorno dopo giorno. Spesso a lato delle stradine sterrate i muretti in pietra venivano costruiti per proteggere i campi coltivati dalla salsedine.
Il motivo per cui questo carcere è stato chiuso? Quello ufficiale parla di costi troppo ingenti (allora perchè continuiamo a fare manutenzione?)
Quello ufficioso è che gli "illustri" personaggi rinchiusi avessero difficoltà a divulgare all'esterno le loro volontà.
Lascio a voi decidere quale che sia il vero motivo.
A me non rimane altro che consigliare questa splendida gita che parla di storia, di prigionieri, di natura e bellezza.
Io, dal canto mio, ero così:

.



8月30日

Sono tornata

Oggi è stata una meravilgiosa giornata melanconica.
Una classica Domenica settembrina. Il cielo era blu, l'aria frizzante, il mare cristallino.
Sono stata alla spiaggia con Dado ed il suo commento dopo i primi 5 minuti in riva al mare è stato: 

"Sono contento che finalmente sei tornata in buona, ti guarderò per bene oggi, che tra una settimana sarai dinuovo in menata".

Ci sono volte che mi sembra di aver capito concetti difficilissimi su me stessa e tutta tronfia dei miei pensieri affronto la giornata e la vita. Poi accade che le persone accanto a me spiattellano lì una frase, un commento, che in quattro e quattrotto espicita esattamente quel concetto al quale ero arrivata con tanta difficoltà, come se fosse il più semplice del mondo. Ogni volta mi stupisco moltissimo.
Il punto è che quest'anno mi ci sono volute 3 settimane per riprendermi. Non ho scritto, non ho sentito nessuno, non ho voluto pensare a niente.
E ora sono tornata, non solo dalle vacanze, sono tornata mè. Il punto è quanto resterò....

Sembrava che oggi pomeirggio tutti al mare fossero più silenziosi. Come un reverenziale rispetto di chi saluta un caro e prezioso amico che si sta allontanando. Forse tutti sentivamo, oggi per la prima volta, l'estate che se ne sta andando.
Il forte vento settembrino sembrava voler spazzare via il caldo di questa stagione ormai agli sgoccioli. Più tardi, tornando al motorino, ho notato delle densissime nuvole, bianche come la neve, che facevano da coperchio alle montagne, come panna montata sopra un bignè.
Mi è sembrato che fossero il coperchio dell'estate.
In effetti parlando a cena con mia mamma di quelle strane nuvole, lei con tutta naturalezza mi ha risposto:

" Certo che le ho viste, sono i "gaigu".
" Che cosa? Cosa sono i gaigu, mamma?".
" I nostri padri le chiamavano così in genovese, dicevano che è l'aria fredda che arriva da nord e che viene intrappolata nelle montagne perchè il vento caldo dal mare non le permette di estendersi. Almeno non ancora"
.

Mentre diceva queste parole, sorridendo, ha inarquato le spalle ed ha alzato le mani come ad indicare una presenza che incombeva.
Ho pensato che l'impressione che mi avevano dato, di coperchio dell'estate, fosse quanto di più azzeccato potessi provare.
Così mi sembra che tutta l'estate si sia concentrata in queste ultime tre settimane, come se i weekend di Giugno e Luglio fossero solo dei piccoli bocconcini, un preludio alle vere vacanze. Un privilegio di chi vive al mare. Nulla di più. Come se la vita, quella vera, si fosse concentrata tutta in questi ultimi 23 giorni.
Cosa ho fatto queste 3 settimane? Ho provato a pensare come si potesse riassumere tutto quello che ho trascorsoed è venuta fuori una foto, questa:

Sono i miei piedi sporchi di terra e di sabbia, le mie gambe salate di mare e bruciate dal sole.
Questo è esattamente ciò che ho fatto.
Mi sono spogliata dei taillour e dei pantaloni costretti e pudichi, ho indossato shorts e infradito e ho camminato su stradine terrose che portavano a baie isolate.
Ho pedalato per gli sterrati di Pianosa, ho nuotato nel suo mare cristallino e sono andata a dormire con il sale addosso e la sabbia nei piedi.
Mi sono riempita le braccia di lividi per risalire sulla mia lancetta perchè volevo fare a tutti i costi i tuffi dove il mare era più blu.
Mi sono bagnata dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi facendo rafting lungo le acque del Verdon.
Mi sono tagliata i piedi negli scogli, mi sono procurata una ciocca di carne viva salendo su una montagna francese con i calzini sbagliati.
Come avrete notato "i piedi" compaiono in quesi tutti i miei ricordi". Sporchi, salati, doloranti, bagnati.
Ed è per questo che quella è la foto simbolo di questa estate. Ed io come ero? Così:

Ho intenzione di parlarvi sia di Pianosa che del canyon del Verdon, di mostrarvi le splendide immagini che ho rubato a quei momenti. Ma entrambi meritano un post a parte.
Ora devo solo rilassarmi. Nei prossimi mesi mi aspetta un durissimo lavoro per permettere a me stessa di non andarsene più.





8月12日

Ricordi di soffocamenti

Finalmente, grazie a Dio, ora sono semplicemente "altrove", e da quaggiù, meditando su quella che è stata la mia vita negli ultimi 8 mesi, pubblico il post che avevo scritto la sera prima di partire e che non sono riuscita, per probelmi tecnici, a pubblicare sino ad ora, eccolo:

Avevo in mente un altro post.
Uno che parlava di una terrazza sul mare, di musica e balli, di un bambino divertente e di dorati raggi lunari riflessi sul mare calmo della notte.
Purtroppo ne devo scrivere un altro.
In passato sono stata criticata per ciò che scrivevo, perchè alcune persone hanno dato un'interpretazione del tutto distorta alle mie parole.
Oggi che non lavoro più come cosulente e che quindi la realtà attorno a me è molto più statica, ho temuto sin da subito che sarei potuta incorrere nel rischio di venir giudicata, criticata, marchiata, per ciò che scrivo.
Ebbene è accaduto di nuovo.
Sembra che qualcuno di sia indignato per il mio ultimo post. Non ne capivo il motivo, poi, rileggendolo, mi si è accesa la lampadina nel mio cervellino ingenuo...
Ora scriverò la notizia del secolo: non intendo nè farmi suora, nè diventare porno attrice!!! Era un post tragi-comico!
Evviva!
Ora la questione è questa: secondo voi, mi riferisco chiaramente a voi amici di blog, che mi seguite da più di due anni, e agli amici che so che leggono senza lasciare commenti, (voi potete dirmelo a voce), devo fregarmene della gente che parla perchè non ha nulla di meglio da fare, ed andare dritta per la mia strada, oppure è meglio che io chiuda questo blog e ne apra uno senza nome??
Da un lato potrei essere più spontanea e scrivere più cose....

Mi date il vostro consiglio, e comunque vi chiedo di lasciarmi i vostri recapiti, così se decido di aprire un altro blog, non vi perdo e vi spedisco i riferimenti del nuovo indirizzo!

p.s. ringraziamenti dovuti a windows live space per aver creato una comunità di blog sicuri, dove non c'è spazio per le volgarità o le brutture, dove ci si scambia idee e si parla liberamente. qualsiasi cosa dicano le malelingue questi sono spazi del tutto liberi e rispettosi!

7月21日

L'uomo perfetto

Sarà che ho le mestrauzioni e vedo tutto nero.
Sarà che è da un bel po' che non scrivo perchè non faccio niente che mi ispiri positivamente e che ne valga la pena di essere raccontato.
Sarà perchè ho una data fissata di matrimonio e non sono più minimamente convinta di volermi sposare.
Saranno tutte queste cose messe assieme. Il pensiero che mi sovviene è uno: esiste l'uomo perfetto?
O peggio, esiste l'uomo perfetto per me?

Bellissimo
Semplice
Sensibile
Quando serve remissivo, quando serve deciso
Che mi veda la donna più bella del mondo
Intelligente
Simpatico
Ricco
Istruito
Orfano
Timido
Ambizioso
Modesto
Allegro
Serio
Un toro a letto (le qualità che sto scrivendo non sono in ordine di importanza...)
Monogamo
che non si vesta da fighetto ma nepure da sfigato
che non fumi
che abbia la patente nautica
che sappia gestire le mie fobie
dolce
generoso
che sappia sciare
che gli piaccia il mare e la montagna
che gli piaccia fare tracking
che sappia nuotare a delfino e a stile
paziente
innamorato
senza figli
senza precedenti matrimoni, finiti o in via di definizione
senza ex significative e comunque meno carine di me

A questo punto è inutile che vada avanti (p.s. se ci sono lettori corrispondenti alle caratteristiche sopracitate, prego volermi contattare immediatamente)
quindi diciamo che, dovessi in definitiva lasciarmi con andrè, dovrei trovare decisamente una soluzione atta a placare i miei per così dire, significativi, istinti sessuali.
Ne parlavo oggi a mensa. Dal momento che non sono fatta per piccole storielle senza senso le soluzioni che vedo sono due.
O mi faccio suora, o divento una porno attrice.
Ci sono pro e contro in una e nell'altra scelta.
Non suora suora, una roba tipo monaca tibetana, scelgo la via dell'astrazione dai piaceri terreni, ricerco l'autoarkeia, la spiritualità, la meditazione. Estremanete rilassante e liberatorio.
Oppure, altrettanto liberatorio, un po' meno rilassante, ma tipicamente ben retribuito, il lavoro di porno attrice deve essere quanto meno stimolante.
Ma non quelle oscenità da internet, una roba fine, passionale, ricercata, sulla scia del crazy horse, una roba d'elite, mezza ballerina, mezza attrice, una marilin monroe più spinta ma senza cantare che mio dio sono una campana stonata. Somma, un'icona tutta da creare.

Minimo comun denomintore delle due opzioni? Nessun uomo. Per lo meno sentimentalmente. Nessuna relazione. No way.
Se mi lascio con andrea, io e gli uomini abbiamo chiuso.
E lo sapete perchè? Perchè l'uomo perfetto, mi duole dirlo, non esiste. Punto.


6月7日

Pensieri

Oggi in motorino, nel rettilineo tra Celle e Albisola mi è parso di vivere un'altra vita, tra le scogliere e i fiordi norvegesi.
Un vento fortussimo mi costringeva gli occhi a delle fessure, tutto intorno goccioline di mare vaporizzate nell'aria.
Alla mia destra cavalloni altissimi blu mare e bianchi schiuma si infrangevano con una potenza instancabile, a sinistra le scogliere proseguivano in ripide colline dalla vegetazione bassa. Sparse, quì e là, qualche casetta bianca. Sotto di me la strada. Dritta. Dritta e solitaria. Sotto di me la strada, dritta e solitaria.
Più tardi, passeggiando in riva al mare con Andrè, delle docce di legno costruite proprio sulla riva del mare mi hanno riportato alla mente un ricordo lontano.
Perchè capita che un ricordo, quando meno te lo aspetti, salti fuori da un cassettino della memoria. Un cassettino che neppure ti ricordavi di possedere. Un circuito di nuroni e sinapsi in un meandro nascosto del cervello che lentamente si stava sgretolando, e che sarebbe sparito del tutto se non fosse arrivato uno stimolo, anni dopo, a riattivarlo. Ed ecco che quel groviglio di neuroni e sinapsi, e complesse cellule chimiche ti riporta alla memoria un ricordo.
Riapre quel cassettino.
E' così che in un secondo sono tornata ad un pomeriggio di perlopiù 8 anni fa. Un pomeriggio di Marzo, in una cittadina Africana di nome Gabes. Io che cammino in riva al mare immersa nei miei pensieri. Schiammazzi di compagni di classe che vogliono che gli faccia una foto arrampicati come erano su una specie di scultura. Deve essere che quella scultura rassomigliasse, come forma, a quelle docce costruite proprio sulla riva a Spotorno. Ed è così, che quasi 10 anni dopo, camminando con il mio futuro marito, mi sono ritrovata, d'un tratto, diciottenne, in gita scolastica, in una cittadina Africana.
Non ricordo molto di più, solo una strada, degli schiamazzi, un paio di miei compagni di classe arrampicati su una scultura in riva al mare. Ma è tutto offuscato. Gli schiamazzi non hanno parole, i compagni di classe non hanno volti, la scultura non ha una forma. Si vede che quelle sinapsi un po' rovinate lo sono. A ben pensare potrebbe anche essere stato a Sfax, o in quel posto di cui non ricordo il nome dove c'era una specie di arena romana. Escludo che fosse Sousse o Gafsa. I compagni potrebbero essere stati Massimiliano e Fabio, la scultura potrebbe esssere stata una croce, o forse una vela...
...
Dovrei essere felice. Ho dei bei ricordi, è Giugno e camminando in riva al mare con il mio bellissimo ragazzo ho ricevuto molti sguardi e, forse, anche un po' di invidia. Sono stata, nello stesso giorno, in una cittadina africana e in una strada norvegese.
Eppure c'è sempre quel sottofondo di tristezza. Tanta fatica per tornare nella mia amata Genova, ed ora come mi sta stretta. Tanta fatica per lavorare nel business strategy e ora sono intrappolata in quattro mura. Tanta fatica per vivere con Andrè e lui è ancora a Milano.
Non riesco, non ci riesco proprio ad essere felice. Dovrei, forse. Ma non ci riesco.





5月26日

Dolce nostalgia

...delle cene accanto ad andrè.
dell'america, della libertà, del muratore che riparava il tetto della Gale e mi chiamava "honey".
della wireless nei pub.
dei voli davvero low cost.

La sapete una cosa? Ha dinuovo cambiato. Il vento. Ha dinuovo cambiato direzione. Difficile che mi sbagli. Lo sento.
Vi ricordate quando un anno fa dissi la stessa cosa ed effettivamente tutto cambiò?
Sta succedendo dinuovo.

La nostalgia è dolce quando i ricordi sono momenti di vita vissuta e quando esiste la possibilità che tutto avvenga ancora.
Fremo d'impazienza nell'attesa.

 

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