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    November 22

    Arrivederci...oppure addio!

    Ho aspettato a lungo e poi ho ancora aspettato.
    Ho cercato di rimandare, di trovare una scusa, di temporeggiare.
    La mia amica Enrica mi ha mandato su FB un pezzo bellissimo che parlava delle donne, e della forza meravigliosa che hanno quando hanno deciso di cambiare.
    I tempi sono maturi.
    Sono stata paziente, ho subito, ho ascoltato, ho cercato di far valere le mie ragioni.
    Ora sono stufa.
    Questo blog è tristemente e definitivamente chiuso.
    Ci siete riusciti.
    Ce l'avete fatta.
    Chi mi diceva cosa potevo e non potevo scrivere.
    Chi mi diceva perchè non scrivi.
    Chi mi diceva perchè scrivi.
    Chi si vergognava leggendomi.
    Chi si sentiva intruso e invadente (chissà perchè non hanno cambiato pagina...)
    Il risultato? Neppure quì, e dico io neppure quì, ero più quella che voglio essere, e cioè semplicmente io.
    Con tutti i miei meravigliosi difetti.
    Mi avete cambiata? No di certo.
    Siete riusciti a rompermi le scatole? Questo certamente sì.
    Sappiate bene che io non mi fermo. Questo no. Questo non siete riusciti.
    Quindi aprirò un altro blog, pubblico, e tutti i miei amici di space saranno informati e prontamente invitati.
    Chi volesse dare un'interpretazione propositiva alle mie parole e volesse continuare a seguirmi è libero di contattarmi per chieder,mi il nuovo indirizzo (anche se non ho idea di quando lo attiverò)
    Una cosa è certa. Nel mio nuovo space non ci sarà spazio per falsi moralismi e bigotti.
    Parlerò di quello che mi va. Del cioccolattino che ho lasciato sciogliere lentamente sulla lingua, dei colori dell'autunno, del sesso che mi fa il ragazzo che mi trovo davanti in treno, del disprezzo che provo per tutti quelli che mi vogliono come loro si prefigurano che io sia.
    Questo è tutto.
    Arrivederci in altra sede e, per tutti gli altri, un sereno e liberatorio vaffanculo.

    November 08

    Una questione di prospettive

    Vorrei sfatare un mito: leggere il mio blog non significa conoscermi, nè tantomeno capirmi.
    Fosse così facile e lineare, aprirei una diecina di blog e consiglierei a tutti di averne uno e leggersi tra le righe dei propri post
    Non so se chiamarla presunzione o saccenza, ed offendermene, o forse è solo superficialità e insoddisfazione, e quindi dovrei compatire tutti coloro che in mezzo a tanto qualunquismo e omologazione, trovano abbastanza sentimenti quì dentro che pensano possano essere sufficienti per formare una persona fatta e finita.
    Signori, che errore grossolano! Pensate davvero che una persona possa essere così semplice?
    Il fatto che io sia diretta a volte imbarazza, a volte spiazza, i sentimenti, a mio avviso, non sono cosa da nascondere.
    Più gentilmente potrei dire che se si rilegesse un libro, ad anni di distanza, si coglierebbero tra le stesse righe, significati diversi.
    Ed è così che siete voi che date un'interpretazione alle mie parole.
    E la vostra interpretazione non per forza coincide con la mia.
    Temo che ci sia un'interpretazione per ognuno di voi.
    Questa è la grande magia dei libri.
    Forse forse, un po' di quella magia, riesco a trasmetterla pure io...allora non mi offenderò, nè me ne compatirò. Un lieve movimento del mio labbro, un sorriso appena percettibile. Questo è solamente orgoglio.

    October 27

    Una, nessuna o centomila?

    Prima di tutto vi faccio vedere due mie foto: la prima risale a 6 anni fa, la seconda a settimana scorsa.

    Ecco, queste due foto, che sono inserite nel mio profilo in Facebook, sono le due foto incriminate.
    All'inizio non ci ho fatto caso, un paio di persone hanno commentato la più recente delle due, "bella foto", io ho ringraziato del complimento senza troppo indugiare.
    Eppure l'avrei dovuto capire anche io che c'era qualcosa di strano, di non lineare.
    La foto di per sè non è che sia proprio un bijoux, e io non è che sia particolarmente carina o scollata...
    Poi parlando con un mio amico, che è una serpe ma è anche un uomo decisamente profondo e sensibile (già sorrido al pensiero di quando leggerà questo post e capirà che sto parlando di lui), mi ha fatto notare che questa nuova foto, scattata nella metro di Parigi la scorsa settimana, è paurosamente simile a quella scattata nella metro di Londra sei anni fa.
    Non mi riferisco ovviamente al fatto che in entrambi i casi ero in metro, ed oggettivamente i sei anni trascorsi hanno lasciato segni visibili sul mio volto, mi riferisco a qualcosa di molto più profondo. Mi riferisco a me stessa: in quelle due foto sono esattamente io.
    Facciamo un passio indietro.
    Il mio amico mi ha scritto che in queste due foto sono, semplicemente, "diversa".
    Ah, benedetta ephifani, tutto d'un tratto luce fu. Tutto lineare, chiaro, lampante, cristallino.
    Tragico.
    In quelle due foto sono io, esattamente io, nulla di più, nulla di meno.
    Io sono così, io mi riconosco, sono quella lì.
    Il punto è che ha ragione il mio amico.
    Nella routine sono diversa . Mi perdo, le costrizioni mi limitano, la famiglia, il lavoro, a volte anche le persone.
    Io sono un animo libero, devo poter volare.
    "il punto che devi capire, fra, è che non puoi fare sempre tutto quello che vuoi" , mi ha detto Dado solo qualche sera fa.
    Ed è così che stralci di me affiorano solo in rare occasioni, per il resto sono quella che le persone o le circostanze vogliono che io sia.
    E la Fra, quella vera, esce quando è lontana da vincoli o pregiudizi, come, ad esempio, quando sono in viaggio.
    Laggiù, in una spiaggia Kenyota, in una metro Parigina o in un grattacielo di Philadelphia, ci sono semplicemente io.
    Può essere che questo mio amico antipatico abbia scorso chi è la vera Fra da un paio di foto?
    E sapete cosa mi ha detto?
    la prossima volta che ci vediamo mi stampo la metro di milano, te la appiccico sulla schiena, e ti porto a pranzo"
    Mi ha fatto morire dal ridere.
    Anche a me, la Fra che piace, è quella là.


    October 21

    The end

    Le ephifani ultimamente mi vengono tutte sotto la doccia. Mi piacerebbe sapere il parere di Freud a tal riguardo.
    Ecco quella di stasera: una storia d'amore finisce così come finisce un tubetto di balsamo, e così a volte finisce anche la vita.
    La tristezza che ne fa da contrappunto la raffiguro nella mia mente come una specie di vortice grigio.
    I miei pensieri? Tubi rumorosi e luci indagatrici, freddo, paura, solitudine.
    Le certezze che avevo stanno crollando a picco, io mi sento vacillare, mi gira la testa e la vista si annebbia.
    In effetti, sono in overload. Temo il crash dell'intero sistema.
    A malapena un 7-8% di Fra.

    Pioggia e vento stasera fuori dalla finestra di camera mia, e pioggia e vento dentro di me.
    October 19

    Melodie Parigine

    Mentre facevo la doccia questa sera mi è sembrato che questi giorni parigini siano scivolati via come l'acqua sul mio corpo.
    Non posso dire di essermeli goduti a pieno, troppi pensieri per la testa, tutti tristi.
    Quando questa notte correvamo su un taxi lungo la senna ripensavo a poche ore prima, mentre ballavamo tra camerieri in boxer, e nello stesso tempo guardavo il profilo del ragazzo che guidava. In fondo anche lui avrebbe potuto essere uno di loro, e mi sono chiesta in che modo lui fosse finito su un taxi nella fredda notte parigina, mentre altri suoi coetanei erano in boxer a portare dessert alla panna, osannati da ragazze ammiccanti, tra musica e luci.
    Lo avevo trattato male, solo pochi minuti prima, perchè non capiva quello che gli dicevo in inglese.
    Mi sono talmente dispiaciuta che avrei voluto chiedergli scusa, avrei voluto parlargli della vita, e di come a volte può essere complicata.
    Uomini e donne nella notte. Mentre gli altri dormono, il mondo fa trapelare realtà nascoste.
    Questi ragazzi francesi mi sembrano più complicati, più introspettivi, più eleganti, più bohemien, più effeminati, più gentiluomini.
    Come il coinquilino di Emmanuel, con le ciabatte a forma di cinghiale e una camera da letto che potrebbe essere dipinda in un quadro, potrebbe addirittura sembrare di altri tempi.
    Come A. e J., con i loro vestiti un po'eleganti e un po' retrò.
    O come l'artista di strada al Sacro Cuore, con il suo cappello in testa, e le braccia nude, per potrer esibirsi nel suo numero con le palle di vetro.
    Le faceva fluttuare nell'aria, tra una mano e l'altra, tra le sue braccia e il suo collo, a suon di musica. La melodia era quella della colonna sonora del "magico mondo di amelie", dolce e tristissima. Dovete immaginarvelo così, con le braccia nude e il cappello in testa, mentre muove dolcemente le sue palle di vetro, facendole fluttuare tra le sue lunghe dita affusolate, sulle note di quella malinconica melodia.
    Tutta Parigi, dietro di lui, era riflessa nelle sue palle di vetro, e tutti noi, lì attorno, ci specchiavamo nelle sue palle, capovolti a testa in giù e con le facce allungate ed amaliate.
    Forse forse, in quella palla di vetro, mi sono vista solo io, capovolta e allungata, imprigionata nel magico mondo di Francescà, e tutti gli altri, e tutta Parigi, erano solo riflessi là fuori.
    Ho un solo vero desiderio. Tornare ad amare.
    YouTube - La vie en rose (legendado )
        



    October 12

    Menomale che c'è la danza

    Non importa quanto fastidiosa possa essere la giornata,
    non importa che abbia ricevuto solo l'altro ieri una terribile notizia,
    e neppure che poco prima di entrare avessi le lacrime agli occhi.
    Quando danzo non mi ricordo di nulla.
    Ogni pensiero nella mia mente vola via, lontano.
    Sento solo il sudore che scivola sul mio corpo, le gambe che si tendono, la musica che mi rilassa...il collo si allunga, la schiena si raddrizza.
    Un esercizio, due chiacchere, una risata, una nuova sequenza da memorizzare.
    Poi, quando ci siamo tutte, mi distraggo; sento le scemenze che a turno ci sussurriamo in un orecchio e non seguo la dimostrazione, così poi devo correre ai ripari...
    "psss...ma quanti erano i debulè?" ma dovete immaginarvelo detto con un filo di voce, in un sussurro che rapido si dissolve nella musica, con sul viso stampati due occhi che ridacchiano perchè hai combinato un pasticcio, non sei stata attenta, e ora non sai i passi "pss...ma quanti erano i debulè? ma su quanti tempi? no, ti prego Virginia, fammi rivedere il giro in coupè prima dello getè all'Italiana".
    Dura solo un ora e mezza.
    Ma è un ora e mezza di pura felicità.







    October 05

    I miei meravigliosi taxisti (il ritorno)

    io: buongiorno!
    taxista: ao, ando annamo?
    io: alla fiera di roma, grazie?
    taxista: ao, anche tu cor sti pannelli?
    io: eh sì, mi occupo di energie rinnovabili
    ...
    taxista: ma sei sposata?
    io: ???
    ...
    io: ehm, no, sono fidanzata però.
    taxista: e perche nu te sposi?
    io: ???
    ...
    io: perchè lui lavora a milano e io a genova, sà di questi tempi non è facile cambiare lavoro...
    taxista: che stai a dì? questo è er 29esimo lavoro che faccio!
    io: davvero?
    taxista: ho fatto di tutto, o scaricatore, er pizzicarolo..
    io: eh???
    taxista: er pizzicarolo! come li taiavo io i prosciutti non i taiava nessuno! certe fette!
    ...
    taxista: ma ancora du anni, quando mi figlio porta a casa i soldi e cambio ancora....faccio o skippere!
    io: ah, ma ci sa andare in barca a vela?
    taxista: Io? se ci so andare in barca a vela? so er maestro io! du anni fa quando er medico mi aveva detto che avevo 6 mesi di vita me so iscritto al corso e so stao per mare sei mesi. poi non so morto!
    io: menomale! ehm, sono arrivata, grazie...
    ...
    --scendo dal taxi e prendo i bagagli, ci salutiamo. Me ne sto andando ma mi viene da sorridere, mi rigiro---
    io: scusi eh, ma com'è che lo chiama lei il tizio che taglia il prosciutto?
    taxista: ma chi? er pizzicarolo?
    io: pizzicarolo...
    taxista: ma perchè? come lo chiama lei?
    io: ehm...il tizio che taglia il prosciutto!
    ---il taxista, o meglio il mitico Luciano, mi guarda sottecchi e scrolla la testa, io gli sorrido, mi volto, e affronto la mia giornata. In fondo, penso, la giornata si preannuncia divertente ---


    October 03

    Trasferta Romana

    Questa mia latitanza dal blog è dovuta, perlomeno nell'ultima settimana, alla mia trasferta romana.
    Bollettino di guerra?
    Uncountable ore di sonno mancanti, un paio di chili in eccesso ed una fioritura di brufoli come non ne avevo neppure nei miei dorati (e unti)13 anni.
    Lavorativamente interessante, a volte intrigante, tutte le volte che vado a Roma, non so bene il perchè, sento una ventata fresca di libertà.
    Come se tutto quello che mi passa per la testa, per qualche strana ragione, diventasse possibile.
    Anche i miei desideri più improbabili, anche i miei sogni più profondi.
    Poi la trasferta finisce, e con lei scoppia la bolla di sapone delle mie illusioni giovanili. Un sorriso, però, rimane sul mio volto. Forse, chissà...
    Roma caput mundi? Mah, può darsi di sì.
    Una cosa è certa: Roma è meravigliosa. La osservavo da una splendida terrazza piano bar, Martedì notte. I suoi tetti e la sua storia sotto di me, la sua luce che emanava non solo dai lampioni e dalle finestre illuminate, ma anche dal suo fascino senza tempo; quasi mi estraniavo dalla conversazione...la cupola di San Pietro che la sovrastava maestosa, il suono di un pianoforte lontano... Forse, in quella notte, mi sarei voluta perdere, come a dissolvermi nell'aria e poter così diventare un tuttuno con tanta maestosa bellezza.





    September 20

    Lutto nazionale

    Ancora vivo è il ricordo della sofferenza immensa della lontananza. Non solo una distanza in chilometri, una vita di differenza.
    Chi resta in patria ogni giorno teme e spera. Sono le preoccupazioni di una mamma, se mangerà abbastanza, di una sorella, se la sua brandina sarà comoda, di una moglie, se disaccoppia i calzini e alla mattina non infila quelli giusti. Così si vive, in Italia, tra le persone che escono, vanno a fare la spesa, si lamentano sul treno in ritardo, si coricano a letto alla sera illuminati dalla luce calda della bajour e con una tisana bollente nellos stomaco. Così si guarda le altre persone che vivono, mentre tu sei solo uno spettatore, e il tuo cuore di madre, di sorella, di moglie, è laggiù, in un deserto, sotto una tenda, dentro una brandina con a fianco un fucile.
    E mentre ci si lamenta per la pioggia autunnale c'è una mamma, una sorella, una moglie, che pensa solo a che lui possa star bene, mangiare abbastanza, dormire tranquillo.
    Non c'è pace. Perchè ci pensi, alla sera quando lo senti, che potrebbe anche essere l'ultima quella volta, ma poi ricacci dentro quel pensiero, non lo vuoi neppure ammettere di averlo formulato. Perchè ci pensi a quanto male può fare una bomba, alle schegge che entrano nel corpo. Perchè ci pensi che morire lontano è come una violenza alla natura. E' come se te lo avessero tolto giorni e mesi prima, quando è uscito di casa e tu lo hai visto salire in macchina.
    Poi, quando meno te lo aspetti, senti che tutto quello che tu temi di più al mondo, a qualcuno è capitato. C'è un figlio che non tornerà da sua mamma, una moglie che non potrà vederlo uscire dal gate tutto imbardato alla rambo, un figlio che non abbraccerà più suo padre. E non ti importa della politica, e pensi che siano stupidi qualsiasi discorso retorico. Perchè per quella madre, per quella sorella, per quella moglie, lui è soltanto il suo bambino, il suo fratellone, suo marito. Forse, se non lo hai vissuto sulla pelle, non si può capire.
    Oggi è il giorno del dolore.
    Oggi è il giorno del rispetto a chi soffre.
    Onore ai caduti.
    L'Italia, quella che vale, soffre al vostro fianco.




    September 10

    Pianosa

    Ieri ho pubblicato alcune foto su FB e qualcuno mi ha chiesto dove fosse questo posto:

    Ebbene, questa meravigliosa acqua cristallina è il mare di Pianosa.
    Pianosa è una delle isole dell'arcipelago toscano conosciuta alla stragande maggioranza delle persone per il suo carcere.
    Il carcere esiste ancora e l'Italia spende non pochi soldi per manutenerlo in caso qualcuno decidesse di riaprirlo.
    Negli anni infatti è passato da essere un carcere ordinario fino a diventare un carcere di massima sicurezza, quando, nei suoi anni d'oro, nell'isola vivevano 7 guardie carcerarie, con rispettive famiglie, per ogni detenuto rinchiuso nel carcere. .
    Potrete quindi immaginare che esiste un intero paese, a ridosso delle mura di ricenzione del carcere, costruito per le guardie e le loro famiglie.
    Oggi si può visitare con la giuda (Pianosa è ora un parco naturale protetto e nessuna barca nè nessuna persona può avvicinarsi senza una guida prenotata per tempo). Di fatto però, questo paesino del tutto particolarissimo, in uno strano stile goticheggiante, con tanto di merletti e portoni con volte gotiche, oggigiorno è null'altro che un paese fantasma lasciato al degrado.
    Passeggiando per le vie si ha l'impressione che una qualche catastrofe naturale abbia costretto gli abitanti ad una fuga d'emergenza. Si possono infatti scorgere, da fessure di portoni rotti, tavoli in legno e mobilio da interni, oppure appese alle facciate le insegne del negozio del latte o della villa dell'agronomo.
    Sì perchè se è vero che si spendono soldi per la manutenzione del carcere, sebbene da 10 anni le visite sull'isola portino turisti ogni giorno e neppure troppo a buon mercato (la gita parte da 39€ per accedere alla spiaggia, sino agli 80€ per una vivita completa in mountan bike o cayack), sembra che nessuno di questi introiti sia stato impiegato per scopi turistici.
    Il fascino di pianosa tuttavia non è solo quello di una storia di "illustri" carcerati o famosi tentativi di fuga da film. Pianosa è un'isola da paesaggi mozzafiato. Il mare cristallino ospita svariate specie di pesci colorati. La pesca è ovviamente vietata quindi semplicemente nuotando in riva si possono vedere branchi interi di occhiate, sogliole, branzini.
    Pedalando poi per gli sterrati è comune imbattersi in fagiani e lepri selvatiche.
    Non è permesso visitare il carcere appunto per il motivo che è potenzialmente funzionante, tuttavia si possono vedere dall'esterno i diversi edifici all'interno dell'isola e tutte le costruzioni in pietra che i carcerati costretti a lavori forzati costruvano giorno dopo giorno. Spesso a lato delle stradine sterrate i muretti in pietra venivano costruiti per proteggere i campi coltivati dalla salsedine.
    Il motivo per cui questo carcere è stato chiuso? Quello ufficiale parla di costi troppo ingenti (allora perchè continuiamo a fare manutenzione?)
    Quello ufficioso è che gli "illustri" personaggi rinchiusi avessero difficoltà a divulgare all'esterno le loro volontà.
    Lascio a voi decidere quale che sia il vero motivo.
    A me non rimane altro che consigliare questa splendida gita che parla di storia, di prigionieri, di natura e bellezza.
    Io, dal canto mio, ero così:

    .



    August 30

    Sono tornata

    Oggi è stata una meravilgiosa giornata melanconica.
    Una classica Domenica settembrina. Il cielo era blu, l'aria frizzante, il mare cristallino.
    Sono stata alla spiaggia con Dado ed il suo commento dopo i primi 5 minuti in riva al mare è stato: 

    "Sono contento che finalmente sei tornata in buona, ti guarderò per bene oggi, che tra una settimana sarai dinuovo in menata".

    Ci sono volte che mi sembra di aver capito concetti difficilissimi su me stessa e tutta tronfia dei miei pensieri affronto la giornata e la vita. Poi accade che le persone accanto a me spiattellano lì una frase, un commento, che in quattro e quattrotto espicita esattamente quel concetto al quale ero arrivata con tanta difficoltà, come se fosse il più semplice del mondo. Ogni volta mi stupisco moltissimo.
    Il punto è che quest'anno mi ci sono volute 3 settimane per riprendermi. Non ho scritto, non ho sentito nessuno, non ho voluto pensare a niente.
    E ora sono tornata, non solo dalle vacanze, sono tornata mè. Il punto è quanto resterò....

    Sembrava che oggi pomeirggio tutti al mare fossero più silenziosi. Come un reverenziale rispetto di chi saluta un caro e prezioso amico che si sta allontanando. Forse tutti sentivamo, oggi per la prima volta, l'estate che se ne sta andando.
    Il forte vento settembrino sembrava voler spazzare via il caldo di questa stagione ormai agli sgoccioli. Più tardi, tornando al motorino, ho notato delle densissime nuvole, bianche come la neve, che facevano da coperchio alle montagne, come panna montata sopra un bignè.
    Mi è sembrato che fossero il coperchio dell'estate.
    In effetti parlando a cena con mia mamma di quelle strane nuvole, lei con tutta naturalezza mi ha risposto:

    " Certo che le ho viste, sono i "gaigu".
    " Che cosa? Cosa sono i gaigu, mamma?".
    " I nostri padri le chiamavano così in genovese, dicevano che è l'aria fredda che arriva da nord e che viene intrappolata nelle montagne perchè il vento caldo dal mare non le permette di estendersi. Almeno non ancora"
    .

    Mentre diceva queste parole, sorridendo, ha inarquato le spalle ed ha alzato le mani come ad indicare una presenza che incombeva.
    Ho pensato che l'impressione che mi avevano dato, di coperchio dell'estate, fosse quanto di più azzeccato potessi provare.
    Così mi sembra che tutta l'estate si sia concentrata in queste ultime tre settimane, come se i weekend di Giugno e Luglio fossero solo dei piccoli bocconcini, un preludio alle vere vacanze. Un privilegio di chi vive al mare. Nulla di più. Come se la vita, quella vera, si fosse concentrata tutta in questi ultimi 23 giorni.
    Cosa ho fatto queste 3 settimane? Ho provato a pensare come si potesse riassumere tutto quello che ho trascorsoed è venuta fuori una foto, questa:

    Sono i miei piedi sporchi di terra e di sabbia, le mie gambe salate di mare e bruciate dal sole.
    Questo è esattamente ciò che ho fatto.
    Mi sono spogliata dei taillour e dei pantaloni costretti e pudichi, ho indossato shorts e infradito e ho camminato su stradine terrose che portavano a baie isolate.
    Ho pedalato per gli sterrati di Pianosa, ho nuotato nel suo mare cristallino e sono andata a dormire con il sale addosso e la sabbia nei piedi.
    Mi sono riempita le braccia di lividi per risalire sulla mia lancetta perchè volevo fare a tutti i costi i tuffi dove il mare era più blu.
    Mi sono bagnata dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi facendo rafting lungo le acque del Verdon.
    Mi sono tagliata i piedi negli scogli, mi sono procurata una ciocca di carne viva salendo su una montagna francese con i calzini sbagliati.
    Come avrete notato "i piedi" compaiono in quesi tutti i miei ricordi". Sporchi, salati, doloranti, bagnati.
    Ed è per questo che quella è la foto simbolo di questa estate. Ed io come ero? Così:

    Ho intenzione di parlarvi sia di Pianosa che del canyon del Verdon, di mostrarvi le splendide immagini che ho rubato a quei momenti. Ma entrambi meritano un post a parte.
    Ora devo solo rilassarmi. Nei prossimi mesi mi aspetta un durissimo lavoro per permettere a me stessa di non andarsene più.





    August 12

    Ricordi di soffocamenti

    Finalmente, grazie a Dio, ora sono semplicemente "altrove", e da quaggiù, meditando su quella che è stata la mia vita negli ultimi 8 mesi, pubblico il post che avevo scritto la sera prima di partire e che non sono riuscita, per probelmi tecnici, a pubblicare sino ad ora, eccolo:

    Avevo in mente un altro post.
    Uno che parlava di una terrazza sul mare, di musica e balli, di un bambino divertente e di dorati raggi lunari riflessi sul mare calmo della notte.
    Purtroppo ne devo scrivere un altro.
    In passato sono stata criticata per ciò che scrivevo, perchè alcune persone hanno dato un'interpretazione del tutto distorta alle mie parole.
    Oggi che non lavoro più come cosulente e che quindi la realtà attorno a me è molto più statica, ho temuto sin da subito che sarei potuta incorrere nel rischio di venir giudicata, criticata, marchiata, per ciò che scrivo.
    Ebbene è accaduto di nuovo.
    Sembra che qualcuno di sia indignato per il mio ultimo post. Non ne capivo il motivo, poi, rileggendolo, mi si è accesa la lampadina nel mio cervellino ingenuo...
    Ora scriverò la notizia del secolo: non intendo nè farmi suora, nè diventare porno attrice!!! Era un post tragi-comico!
    Evviva!
    Ora la questione è questa: secondo voi, mi riferisco chiaramente a voi amici di blog, che mi seguite da più di due anni, e agli amici che so che leggono senza lasciare commenti, (voi potete dirmelo a voce), devo fregarmene della gente che parla perchè non ha nulla di meglio da fare, ed andare dritta per la mia strada, oppure è meglio che io chiuda questo blog e ne apra uno senza nome??
    Da un lato potrei essere più spontanea e scrivere più cose....

    Mi date il vostro consiglio, e comunque vi chiedo di lasciarmi i vostri recapiti, così se decido di aprire un altro blog, non vi perdo e vi spedisco i riferimenti del nuovo indirizzo!

    p.s. ringraziamenti dovuti a windows live space per aver creato una comunità di blog sicuri, dove non c'è spazio per le volgarità o le brutture, dove ci si scambia idee e si parla liberamente. qualsiasi cosa dicano le malelingue questi sono spazi del tutto liberi e rispettosi!

    July 21

    L'uomo perfetto

    Sarà che ho le mestrauzioni e vedo tutto nero.
    Sarà che è da un bel po' che non scrivo perchè non faccio niente che mi ispiri positivamente e che ne valga la pena di essere raccontato.
    Sarà perchè ho una data fissata di matrimonio e non sono più minimamente convinta di volermi sposare.
    Saranno tutte queste cose messe assieme. Il pensiero che mi sovviene è uno: esiste l'uomo perfetto?
    O peggio, esiste l'uomo perfetto per me?

    Bellissimo
    Semplice
    Sensibile
    Quando serve remissivo, quando serve deciso
    Che mi veda la donna più bella del mondo
    Intelligente
    Simpatico
    Ricco
    Istruito
    Orfano
    Timido
    Ambizioso
    Modesto
    Allegro
    Serio
    Un toro a letto (le qualità che sto scrivendo non sono in ordine di importanza...)
    Monogamo
    che non si vesta da fighetto ma nepure da sfigato
    che non fumi
    che abbia la patente nautica
    che sappia gestire le mie fobie
    dolce
    generoso
    che sappia sciare
    che gli piaccia il mare e la montagna
    che gli piaccia fare tracking
    che sappia nuotare a delfino e a stile
    paziente
    innamorato
    senza figli
    senza precedenti matrimoni, finiti o in via di definizione
    senza ex significative e comunque meno carine di me

    A questo punto è inutile che vada avanti (p.s. se ci sono lettori corrispondenti alle caratteristiche sopracitate, prego volermi contattare immediatamente)
    quindi diciamo che, dovessi in definitiva lasciarmi con andrè, dovrei trovare decisamente una soluzione atta a placare i miei per così dire, significativi, istinti sessuali.
    Ne parlavo oggi a mensa. Dal momento che non sono fatta per piccole storielle senza senso le soluzioni che vedo sono due.
    O mi faccio suora, o divento una porno attrice.
    Ci sono pro e contro in una e nell'altra scelta.
    Non suora suora, una roba tipo monaca tibetana, scelgo la via dell'astrazione dai piaceri terreni, ricerco l'autoarkeia, la spiritualità, la meditazione. Estremanete rilassante e liberatorio.
    Oppure, altrettanto liberatorio, un po' meno rilassante, ma tipicamente ben retribuito, il lavoro di porno attrice deve essere quanto meno stimolante.
    Ma non quelle oscenità da internet, una roba fine, passionale, ricercata, sulla scia del crazy horse, una roba d'elite, mezza ballerina, mezza attrice, una marilin monroe più spinta ma senza cantare che mio dio sono una campana stonata. Somma, un'icona tutta da creare.

    Minimo comun denomintore delle due opzioni? Nessun uomo. Per lo meno sentimentalmente. Nessuna relazione. No way.
    Se mi lascio con andrea, io e gli uomini abbiamo chiuso.
    E lo sapete perchè? Perchè l'uomo perfetto, mi duole dirlo, non esiste. Punto.


    June 07

    Pensieri

    Oggi in motorino, nel rettilineo tra Celle e Albisola mi è parso di vivere un'altra vita, tra le scogliere e i fiordi norvegesi.
    Un vento fortussimo mi costringeva gli occhi a delle fessure, tutto intorno goccioline di mare vaporizzate nell'aria.
    Alla mia destra cavalloni altissimi blu mare e bianchi schiuma si infrangevano con una potenza instancabile, a sinistra le scogliere proseguivano in ripide colline dalla vegetazione bassa. Sparse, quì e là, qualche casetta bianca. Sotto di me la strada. Dritta. Dritta e solitaria. Sotto di me la strada, dritta e solitaria.
    Più tardi, passeggiando in riva al mare con Andrè, delle docce di legno costruite proprio sulla riva del mare mi hanno riportato alla mente un ricordo lontano.
    Perchè capita che un ricordo, quando meno te lo aspetti, salti fuori da un cassettino della memoria. Un cassettino che neppure ti ricordavi di possedere. Un circuito di nuroni e sinapsi in un meandro nascosto del cervello che lentamente si stava sgretolando, e che sarebbe sparito del tutto se non fosse arrivato uno stimolo, anni dopo, a riattivarlo. Ed ecco che quel groviglio di neuroni e sinapsi, e complesse cellule chimiche ti riporta alla memoria un ricordo.
    Riapre quel cassettino.
    E' così che in un secondo sono tornata ad un pomeriggio di perlopiù 8 anni fa. Un pomeriggio di Marzo, in una cittadina Africana di nome Gabes. Io che cammino in riva al mare immersa nei miei pensieri. Schiammazzi di compagni di classe che vogliono che gli faccia una foto arrampicati come erano su una specie di scultura. Deve essere che quella scultura rassomigliasse, come forma, a quelle docce costruite proprio sulla riva a Spotorno. Ed è così, che quasi 10 anni dopo, camminando con il mio futuro marito, mi sono ritrovata, d'un tratto, diciottenne, in gita scolastica, in una cittadina Africana.
    Non ricordo molto di più, solo una strada, degli schiamazzi, un paio di miei compagni di classe arrampicati su una scultura in riva al mare. Ma è tutto offuscato. Gli schiamazzi non hanno parole, i compagni di classe non hanno volti, la scultura non ha una forma. Si vede che quelle sinapsi un po' rovinate lo sono. A ben pensare potrebbe anche essere stato a Sfax, o in quel posto di cui non ricordo il nome dove c'era una specie di arena romana. Escludo che fosse Sousse o Gafsa. I compagni potrebbero essere stati Massimiliano e Fabio, la scultura potrebbe esssere stata una croce, o forse una vela...
    ...
    Dovrei essere felice. Ho dei bei ricordi, è Giugno e camminando in riva al mare con il mio bellissimo ragazzo ho ricevuto molti sguardi e, forse, anche un po' di invidia. Sono stata, nello stesso giorno, in una cittadina africana e in una strada norvegese.
    Eppure c'è sempre quel sottofondo di tristezza. Tanta fatica per tornare nella mia amata Genova, ed ora come mi sta stretta. Tanta fatica per lavorare nel business strategy e ora sono intrappolata in quattro mura. Tanta fatica per vivere con Andrè e lui è ancora a Milano.
    Non riesco, non ci riesco proprio ad essere felice. Dovrei, forse. Ma non ci riesco.





    May 26

    Dolce nostalgia

    ...delle cene accanto ad andrè.
    dell'america, della libertà, del muratore che riparava il tetto della Gale e mi chiamava "honey".
    della wireless nei pub.
    dei voli davvero low cost.

    La sapete una cosa? Ha dinuovo cambiato. Il vento. Ha dinuovo cambiato direzione. Difficile che mi sbagli. Lo sento.
    Vi ricordate quando un anno fa dissi la stessa cosa ed effettivamente tutto cambiò?
    Sta succedendo dinuovo.

    La nostalgia è dolce quando i ricordi sono momenti di vita vissuta e quando esiste la possibilità che tutto avvenga ancora.
    Fremo d'impazienza nell'attesa.

    May 18

    sono stanca. ora sono proprio stanca. stanca mentalmente. stanca di vivere in questo modo.

    ...sul ponte sventola bandiera bianca....

    ricordo di guerre che ne sanno si sabbia e terriccio. caldo estivo. solitudine e lontanaza.

    ...in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti del terrore...

    ricordo di cloro negli occhi, di grattacieli scintillanti, di una lingua che è l'incrocio di tre, di canzoni italiane cantate a squarciagola a memoria da stranieri e non.
    pub pieni di ragazzi.
    tornanti delle valle agordine.
    odore di legno e montagne come gigantesche ombre nere.
    giardini incolti e la morte che si è presa mezza vita.
    scatoloni e puzzo di buciato.
    suono di un pianoforte.
    una nave carica di container che salpa nel calmo crepuscolo primaverile.
    suono di tamburi.
    un trampoliere sorridente.


    ...sul ponte sventola bandiera bianca....

    May 12

    A grande richiesta... Tsugumi. Parte 5.

    L’estate sarebbe volata via in un soffio e senza quasi accorgersene Tsugumi si ritrovò seduta su un jumbo in partenza per l’America.

    Un volo moderatamente inquieto, fatto di sogni a occhi aperti e di sonnolenza data da troppe gocce di tintura madre.

    Tsugumi si rendeva conto che il suo momento era arrivato, che finalmente avrebbe potuto coronare il suo sogno. Sarebbe diventata una famosa giornalista, stimata e apprezzata. Era decisa tuttavia a trovare un modo per continuare a danzare. La scrittura e la danza. Le due grandi passioni alle quali Tsugumi non avrebbe mai potuto rinunciare.

    In Francia aveva partecipato all’ultima gara nazionale si danza contemporanea, insieme alle sue compagne, ed aveva avuto modo di esprimere la quintessenza della femminilità attraverso il suo corpo. A undicimila metri di altitudine, sopra l’Oceano Atlantico, Tsugumi chiuse gli occhi per rivivere quei momenti.

    Si rivide dietro il palcoscenico, mentre ballava il gruppo prima del suo. Lei da dietro le quinte poteva scorgere le ombre dei corpi che si muovevano a ritmo di musica, percepiva il pubblico vivo nella platea e in galleria, che respirava e desiderava quei corpi sinuosi e perfetti.

    Poi la musica finì, il sipario si richiuse e tutte e otto si posizionarono nella coreografia di inizio. I respiri affannosi, gli ultimi applausi del pubblico, la concentrazione massima, le gambe tremanti. E poi più nulla, solo musica, corpi, luci, respiri. Tsugumi non sarebbe mai diventata una ballerina classica. Non aveva il corpo adatto. Quel collo del piede che non si decideva a reggerla, quel sedere a mandolino troppo sporgente per la danza classica. Tsugumi era tanto perfetta per un uomo, quanto inesatta per la danza classica.

    Una volta le sembrò di arrivare vicina al successo, o quanto meno alle luci della ribalta. Sapeva che non avrebbe mai potuto aspirare al teatro ma pensava che la televisione fosse del tutto alla sua portata. Poi un uomo le fece capire quali erano le sue vere intenzioni. Da quel momento Tsugumi preferì la scrittura e dedicò i suoi studi in questo senso. Tuttavia non smise mai, neppure per un momento, di danzare. Si accontentava di farlo per se stessa, per il suo corpo e per la sua mente. La danza le preservava un corpo perfetto e una mente equilibrata. Solo quando ballava, ancora più di quando faceva l’amore, Tsugumi riusciva a non pensare a nulla. Solo al suo corpo, ai muscoli che si tendevano, al sudore della sua pelle. Quando ballava Tsugumi, era un po’ come se facesse l’amore con se stessa.

    Meat or chicken?”. L’hostess di volo la riportò alla realtà. “Chicken, please”. Tsugumi odiava volare. Sin da bambina aveva ereditato il terrore degli aerei da sua madre, quando in quella ora di volo da Parigi alla Costa Azzurra, non poté che essere turbata nel vedere sua madre rileggere la stessa pagina del quotidiano per un’ora di fila, al contrario.

    E dire che tutta la sua famiglia, da parte del padre, era composta di aviatori.  Tsugumi si chiese cosa mai avrebbe potuto pensare di lei il suo povero nonno a vederla in quelle condizioni di panico ogni volta che saliva su un aereo. Sospirò. In fondo si convinse che suo nonno non avrebbe fatto che sorriderle dolcemente, divertito. Guardò l’hostess servirle il pranzo. Non era giovane come le assistenti di volo che era solita trovare. Questo fatto la rassicurò moltissimo. Nel frattempo l’americano seduto accanto a lei continuava a sbellicarsi dalle risate seguendo un film demente. Tsugumi pensò che probabilmente gli americani fossero più inclini al riso dei Francesi. Tsugumi finì il suo chicken con vegetables sintonizzando il televisore di bordo sui Goonies, il suo film preferito di quando era bambina e, finito di pranzare, si assopì. Sognò un ragazzo alto e biondo, sdraiato nudo su un golfo di spiaggia bianca, dietro l’ultimo molo, e un cavallo che li guardava, mentre facevano l’amore.


    May 06

    Il mio mare

    Che voglia di scrivere...
    Ho da dire 3 cose:
    1. Baricco è un genio
    2. La solidarietà femminile esiste, io ne ho le prove e mi piace da morire.
    3. Sto rendendomi conto di aver molto da dire sulle strade.

    Sul primo punto non ho altro da aggiungere.

    A proposito del secondo punto devo ammettere che sono commossa. Di solito le donne mi odiano, almeno a prima vista. Ma quando una di quelle cambia idea e finisce col difendermi a spada tratta, gratuitamente e sinceramente devo dire che mi lusinga più di mille complimenti maschili. Lo adoro. Grazie a questa donna.

    Sull'ultimo punto devo riflettere. La strada è viva, la strada conduce, la strada ti uccide, la strada ti trasmette il calore dell'asfalto. E' che con la macchina questa cosa non mi succede, ma quando, dopo l'inverno, resuscito il mio motorino, è incredibile. Ancora più del primo gelato di stagione. E' come se ogni anno fosse un rito iniziatorio. Ricomincia il caldo, le giornate lunghe, la luce, il vento tra i capelli, il profumo dell'estate, il contatto con la terra, con la strada.

    Su di me non ho da dire altro.

    Però vorrei condividere un pensiero. Stasera. Stavo tornando dal lavoro. Ero scazzata da morire perchè ancora una volta ho fatto tardi e non sono riuscita ad andare a danza.Triste mi dirigevo alla macchina. Ora arriva il bello. La macchina l'avevo parcheggiata proprio sul mare. Erano le 20.15, il sole era tramontato ma era ancora chiaro, proprio quel momento che ti ricorda che il giorno sta finendo, che arriva le sera e poi la notte e che domani sarà un altro giorno. Il mare era calmo come un lago, blu-grigio. C'erano svariati pescatori, tutti silenziosi. C'era una barca di amici che stava arrivando a riva, scendevano uno a uno e si rincorrrevano nella battigia, scherzavano. Poi c'era una nave, stava partendo. Era carica di container, procedeva lenta ed inesorabile. Ho pensato ai marinai che erano lì imbracati, al magone della partenza, alla malinconia di aver lasciato mogli e fidanzate a casa, all'emozione e alla carica di un nuovo viaggio, di una nuova avventura. Ho immaginato che avessero fatto l'amore ieri sera, per salutare le loro compagne prima di ri-imbrarcarsi, e che ora si pavoneggiassero e scherzassero tra loro, l'uno con l'altro: "Com'è andata la sosta Fred? Quante volte te la sei trombata vecchio lupo di mare?" "Lo sai che la mia preferita è tua madre, è fantastica a letto". Mi piacciono le dinamiche maschili. Sono meno complicate, sono dirette, sono stupide, sono vere. Immaginavo che si riempissero la bocca con mega prestazioni sessuali, ma che in fondo non vedessero l'ora di tornare ad avere la loro donna tra le braccia ed assaporare il profumo della sua pelle. E' incredibile quanto possa mancare l'odore di una donna, dopo tanto tempo che sei lontano e solo.
    Li ho guardati, come se li avessi avuti davanti agli occhi, ed intanto che tornavo a casa seguivo la scia della loro nave.
    Buon viaggio, ho pensato. E in quell'immensa calma, viva, distesa azzurra, forse, anche io, avrei voluto salpare.



      ----scritto dopo----

    sto rileggendo ciò che ho scritto. Ho capito. In quel momento, quello in cui il sole era calato, ma che era ancora chiaro, che stava finendo il giorno, che arrivava la notte, è in quel momento che da qualche parte, dentro di me, ho sentito di aver buttato via un altro giorno della mia vita, al lavoro. E' per quello che ho iniziato a fantasticare sulla vita degli altri. La mia di vita, in quel momento, in questo giorno, non è valsa ad un granchè. Allora dovrò rifare il mio solito esercizio:
    Momenti belli di oggi:
    - la telefonata del buongiorno con andrè
    - la voce di mia mamma che mi saluta mentre esco di casa (il fatto che odi vivere con lei non mi fa dimenticare la fortuna immensa che tanti non hanno più)
    - siiiiiiiiii...sul treno stamattina c'era una scolaresca, ma non di quelle chiassose, calma, educata, felice. andava in gita a pisa. davanti a me c'erano un ragazzino ed una ragazzina. parlavano fitto, si prendevano in giro. si toccavano senza malizia e senza inibizione. parlavano sotto voce. giocavano. erano meravigliosi.
    - una persona al lavoro che mi fa sempre ridere oggi mi ha, se possibile, fatto ancora più ridere
    - ho pranzato con nic, fra e ste e come sempre sono stata bene
    - ely che fa le vasche al terzo piano mi ha fatto morire dal ridere
    - ho mangiato il tiramisù della romina
    - ho ricevuto un complimento da una donna
    - dado si è preoccupato che era due giorni che non gli rispondevo al telefono
    - quel momento in macchina in riva al mare in fondo è stato bellissimo
    - ho sempre in mente che venerdì arriva la ale e ciò mi rende felice
    - scrivere questo post mi piace
    Come sempre, ne vale proprio la pena di viere, anche in una insignificante giornata lavorativa.
    Notte miei cari, o forse, almeno in questo caso, questo post è proprio un pezzo di "Fra diary", per cui, buonanotte a me.






    April 22

    Madri ingombranti

    "...Lei è sempre stata ossessionata dal'ordine e dalla pulizia. Un sacco di volte ho mangiato da solo a tavola perchè, dopo avermi servito il piatto, metre stavo mangiando, lei già lavava le padelle ed il fornello. A casa mia i pavimenti ed i mobili sono sempre stati come specchi. Tutto brillava. Qualsiasi persona entrasse a casa nostra sentiva sempre la solita frase da mia madre: Scusate il disordine. Allora io mi guardavo intorno: tutto era perfetto. Fin da piccolo ho sporcato pochissimo. Quando sono cresciuto, soprattutto nell'adolescenza, ho cercato a volte di guadagnare un po' di spazio per poter respirare, ma lei mi faceva sentire in colpa al punto che a volte mi sentivo subito in torto, prima ancora che lei mi facesse notare qualcosa. Le sue attenzioni eccessive mi soffocavano. Mi coccolava, non mi faceva mancare niente, mi faceva notare tutto ciò che faceva per me. Ero in trappola. ... Tra me e la mia vita c'è sempre stata di mezzo mia madre. Qualsiasi cosa facessi, era accompagnata da un suo commento. Anche bere un bicchiere d'acqua: Lava il bicchiere dopo. Togliti le scarpe. Rimetti a posto. Non salire sul letto. Spegni le luci. Quando mi facavo il bagno: Stai attento a non bagnare per terra. ... Quelle frasi le sentivo perfino quando lei non c'era. .."

    Queste sono parole di Fabio Volo, ma sono così esattamente uguali a ciò che mi succede che mi viene la tachicardia solo a leggerle.
    Da quando sono tornata a casa con i miei (ora sono 4 mesi, dopo ben 2 anni di lontananza) sono dimagrita 4 chili (ero 50...non è che dovevo perderne), mi sento così  debole che ogni mese sono a casa con l'influenza. Mio padre è uguale a lei, a volte anche peggio. Si sono trovati, si sono sposati, si fanno man forza l'uno con l'altro. Uno dei miei fratelli è già fuggito, l'altro ha trovato il suo modo per non esserci mai pur vivendo con loro. Ora capisco perchè a 22 anni sono stata un anno in casa. Uscivo solo per andare dallo psichiatra. Mi sento soffocare. é questo quello che avevo sulla punta della lingua. E ora so che non è neppure solo questo. Devo parlare con Andrè.
    April 16

    Eppure ce l'ho sulla punta della lingua...

    Quando è un po' che non scrivo i motivi possono essere 2: o sono troppo felice, o sono troppo occupata. Anzi. Possono essere 3: troppo triste.
    In questo caso il motivo è il numero 2.
    C'è da dire che quando capita il motivo 2 si devono accendere mille campanelli di allarme.

    Sono quelle volte che poi finisce che, quando meno me lo aspetto, mi sorprendo a non riconoscermi guardandomi allo specchio e ogni volta mi spavento moltissimo.

    Oggi parlando con l'Amministratore delegato di una piccola Azienda del mio Gruppo che ha sede in Svizzera e mi si sono accesi i mille campanellini di cui parlavo.
    Un attimo e la mia mente già volava lassù tra le montagne, prima per un paio di mesi e dopo, perchè no, per un paio di anni.
    Mi sono vista Andrea raggiungermi a vivere tra i monti come Haidi ma senza caprette.
    Certo l'ultima volta che ho desiderato la montagna sono finita ad Agordo per 6 mesi e non è stato nè bello nè piacevole quindi ora starò bene attenta a quello che chiedo. Tuttavia rifletto.

    In questi ultimi giorni, pur immersa nella mia solita frenesia lavorativa e privata, mi sono rimasti impressi due stimoli che mi fanno pensare molto.
    Il primo è il suono di un pianoforte, il secondo è lo stato dello Yemen.

    Il primo è arrivato lo scorso Sabato. Accanto ad Andrè camminavo sulla passeggiata tra Arenzano e Cogoleto.Ho fatto il conto: non ci andavo da circa 8 anni, anno in più, anno in meno. Era tutto diverso, la passeggiata col tempo è stata completamente rifatta, da ampio sentiero terroso e fangoso, ex percorso di una ferrovia ormai dimenticata, oggi è diventata un agevole passeggio latricato con mattonelle rosse, fioriere ai lati, panchine, lampioncini e ringhiere stile marinaro. Di fianco il mare blu ed immenso. L'ultima volta che ero stata, 8 anni prima, ero in bicicletta con Fabio e Luca, in 4 o 5 liceo ed entrando in quelle gallerie buie ci posizionavamo in fila indiana, per non schizzarci l'un l'altro con le pozzanghere d'acqua che colava dalla volta delle gallerie. 8 anni più tardi, Sabato scorso, le gallerie non erano altro che un intermezzo lastricato tra una terrazza ed un'altra. Io avevo voglia di camminare, camminare, camminare. Poi è arrivato quel suono di pianoforte. La mente è volata prima a Chicago, poi in un letto di fronte ad una finestra aperta e poi ad un salotto romano...ma questa è un'altra storia. Il punto è che quel suono ha stampato nella mia mente pensieri, ricordi, emozioni. Ho pensato che in fondo non occorre andare dall'altra parte del mondo per meravigliarsi. Basta aprire il cuore e guardarsi attorno. Tuttavia ancora ora mentre sto scrivendo mi sembra di non cogliere a pieno il significato. Come quando hai la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Come se avessi la soluzione di un enigma dentro di me ma non capisco di quale enigma sto parlando. Come se avessi qualcosa sulla punta della lingua che però non viene fuori.Altro campanello di allarme.

    Arrivo al secondo stimolo.
    Stavo parlando con una donna che sto imparando a scoprire a poco a poco. Di una femminilità disarmante. Bella e fatale. Sfuggente ed, almeno a prima vista, difficile da comprendere. E' una donna fuorviante, sì direi fuorviante. Al di là di un vissuto fuori dal comune, l'altro giorno mi ha confidato di aver avuto un paio di mariti. Il secondo, padre dei suoi figli, ora vive nello Yemen. Solo due ore prima di questa chiaccherata, non so proprio spiegarmi il motivo, ma durante la Sales conference della mia azienda, mi sono ritrovata a scarabocchiare su di un foglio bianco due nomi: Oman e Yemen. Tra tutti gli stati di cui avevo sentito parlare questi due mi sono continuati a tornare nella mente. Mi sono sembrati così lontani, sconosciuti, misteriosi e, chissà perchè, colorati, che ho continuato a fantasticare su paesaggi orientali ed elefanti agghindati a divinità scarabocchiando sul foglio questi due nomi.
    Ho pensato che in fondo non mi sembrava così strano andare a vivere nello Yemen, ma perchè no? Perchè non dovrebbe esssere normale (che strana parola) avere un ex marito che vive nello Yemen, oppure essere un ex marito che ora vive nello Yemen....Non lo so, dinuovo quella sensazione di aver qualcosa sulla punta della lingua...

    Voglia di partire? Of course...c'è l'ho sempre...non dev'essere quello...Non ne posso più di stare a casa con i miei? certo, lo so, è normale (di nuovo sta parola, che brividi...) Mi sento soffocata anche al solo pensiero di accettare una casa da mio padre nella quale andrò a vivere con Andrè? Sì sì sì. Questo è un problema grosso che prima o poi dovrò affrontare. Potrebbe essere questo...però mi sfugge ancora qualcosa...Soffoco nella mia azienda nella quale proprio non riesco ad essere me stessa? Anche questo è un problema ma non penso che riuscirò a risolverlo a breve...Devono essere tutte queste cose assieme...a parer di mia zia, (n.b. ha 70 anni e mi vede pochissimo ma capisce moltissimo anche senza vedermi), sono così da quando non vivo più con andrea e, per usar parole sue, "non ne prendo abbastanza". Sarà sarà sarà. Eppure secondo me c'è qualcos'altro, di più sottile, di più profondo...eppure ce l'ho sulla punta della lingua...