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日志


8月17日

Corro

Qualche volta mi viene voglia di correre.
Non perchè ho fretta, o perchè ho paura, o perchè ho freddo.
Senza motivo, senza preavviso, mi viene voglia di correre.
In quei momenti, semplicemente, corro.
8月12日

La prigionia del culetto a mandolino

“…Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi. E sei già, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell’immagine, da quel suono, da quell’odore. Alla deriva….”

Le nuvole corrono veloci sopra la mia testa. Qui seduta sulla sdraio, sotto il gazebo, con il pc sulle gambe, leggo Baricco e mi faccio cullare dal vento.
Un libro ha il significato che il lettore vuole dargli.
Se provaste a rileggere un libro anni dopo, in una nuova fase della vostra vita, leggereste tra quelle stesse righe significati che alla prima lettura non vi sareste neppure sognati.
Quante volte ho pensato di aprire un nuovo blog, senza nomi e senza amici, dove scrivere tutto quello che mi passa per la testa, senza dirlo a nessuno. Nessuno.
Non l’ho fatto, forse neppure io voglio scoprire troppo di me, alcune cose forse è meglio che rimangano lì dentro, mezze frasi mai dette, mezzi desideri mai espressi.
Di una cosa sono certa, ho un animo decisamente maschile imprigionato in un corpo decisamente femminile.
Non si parla di sessualità, io amo gli uomini. Si parla di istinti, di poligamia, di voglia di partire, di disordine, di polvere sulle mensole, di animo solitario. Imprigionata in un corpo da donna senza muscoli per difendermi, troppo carina per passare inosservata. Troppo pericoloso al giorno d’oggi una donna che se ne va in giro da sola.
Anche un po’ sconveniente, specie in una cultura impregnata del Cristianesimo della Chiesa Cattolica, in un’Italia che è la casa del Papa, in una famiglia decisamente bigotta, e con un quasi marito che amo profondamente. Settembre si affaccia come un altro bivio. Questo ultimo mese trascorso è il classico mese sabbatico che ogni anno mi capita tra i piedi e che ogni anno mi porta con se i suoi bei grattacapi.
Certo è, che se non arrivasse ogni anno, mi sentirei morire.

Intanto ringrazio Dio perché ha esaudito un altro dei miei desideri che immaginavo essere ormai irrealizzabili. Quando con profonda malinconia commentavo il post dell’Arianna scrivendo che le gite di classe al liceo sono i ricordi più belli della mia vita, e che nulla è paragonabile alla spensieratezza del 17 anni, mai avrei immaginato che avrei potuto rivivere quelle emozioni.
Un po’ come quando andavo in college in Inghilterra, d’estate.
Chicago per me è stata un’esperienza indimenticabile, profondamente costruttiva e rigenerante.
Per me Chicago è il cloro negli occhi, è il suono di una chitarra, è parlare una lingua che è l’incrocio di altre 4, è capirsi perfettamente superando i confini delle nazioni, è il 95esimo piano dell’Huncock tower, è balli sfrenati su tacchi vertiginosi, è un’aria condizionata insopportabile, è una bevuta sulla limousine, è avere perennemente sonno, è la metà del monte bianco.
Un incrocio tra i miei soggiorni studio inglesi e le gite di classe al liceo, il tutto però 10 anni dopo, con uno spending diverso, una consapevolezza diversa, hotel 5 stelle, viaggi in limousine e bagni in piscina al chiaro di luna.
Forse ora come non mai avrei bisogno di partire per Santiago. Dopo questo anno che si è allungato, stiracchiato, densificato, ingarbugliato, complicato con mille esperienze e cambi di vita di tre mesi in tre mesi, forse ora dovrei mettere i pensieri in ordine. Giusto per non continuare a cambiare idea di settimana in settimana, giusto per ascoltarmi prima di sorprendermi guardandomi allo specchio.
Nel frattempo lascerò sedimentare Chicago, lascerò alleviare le fatiche di Belluno, le incongruenze del mio lavoro, gli eccessi della mia anima.
Ho ancora due settimane di sedimentazione.
Occorre chiudere qualche capitolo che non ho saputo gestire quando era necessario farlo, proprio come il mio gioco di team working a Chicago: bisogna collegare prima i tubi chiudendo i buchi che si riescono a chiudere, e concentrarsi sulla parte dello space shuttle ancora aperta.
Proprio così.
Che fatica vivere in questo corpo da donna innamorata.
Vorrei vivere in team.
Ora chiudo il cervello e vado alla spiaggia, sembra che ci siano delle onde divertentissime.

8月4日

Core Analyst School

Thank you guys for the great time together.
For me the core analyst school is laughs, is the pheasant run swimming pool, are too long lessons-hours and too short sleepy-hours,
for me core analyst is chicago, is dancing, is discover that italians and franch people can be friends (just remember that monte bianco is italian..)

Special thanks to all French and Spanish guys, especially for the great evening singing all together with Spanish alcool and a French giutar.
Special thanks to Teo, Francesca, Damian, Julien, Yunia, Khaled, Georges, Claudia and Lorenza, Luigi and Max.

And finally thanks to you, Ale, because I can't imagine a Core Analyst without you.

ope to see you again..and on't forget the importance of networking... ....keep in contact!

Millions of Italian kisses.