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日志


5月26日

Dolce nostalgia

...delle cene accanto ad andrè.
dell'america, della libertà, del muratore che riparava il tetto della Gale e mi chiamava "honey".
della wireless nei pub.
dei voli davvero low cost.

La sapete una cosa? Ha dinuovo cambiato. Il vento. Ha dinuovo cambiato direzione. Difficile che mi sbagli. Lo sento.
Vi ricordate quando un anno fa dissi la stessa cosa ed effettivamente tutto cambiò?
Sta succedendo dinuovo.

La nostalgia è dolce quando i ricordi sono momenti di vita vissuta e quando esiste la possibilità che tutto avvenga ancora.
Fremo d'impazienza nell'attesa.

5月18日

sono stanca. ora sono proprio stanca. stanca mentalmente. stanca di vivere in questo modo.

...sul ponte sventola bandiera bianca....

ricordo di guerre che ne sanno si sabbia e terriccio. caldo estivo. solitudine e lontanaza.

...in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti del terrore...

ricordo di cloro negli occhi, di grattacieli scintillanti, di una lingua che è l'incrocio di tre, di canzoni italiane cantate a squarciagola a memoria da stranieri e non.
pub pieni di ragazzi.
tornanti delle valle agordine.
odore di legno e montagne come gigantesche ombre nere.
giardini incolti e la morte che si è presa mezza vita.
scatoloni e puzzo di buciato.
suono di un pianoforte.
una nave carica di container che salpa nel calmo crepuscolo primaverile.
suono di tamburi.
un trampoliere sorridente.


...sul ponte sventola bandiera bianca....

5月12日

A grande richiesta... Tsugumi. Parte 5.

L’estate sarebbe volata via in un soffio e senza quasi accorgersene Tsugumi si ritrovò seduta su un jumbo in partenza per l’America.

Un volo moderatamente inquieto, fatto di sogni a occhi aperti e di sonnolenza data da troppe gocce di tintura madre.

Tsugumi si rendeva conto che il suo momento era arrivato, che finalmente avrebbe potuto coronare il suo sogno. Sarebbe diventata una famosa giornalista, stimata e apprezzata. Era decisa tuttavia a trovare un modo per continuare a danzare. La scrittura e la danza. Le due grandi passioni alle quali Tsugumi non avrebbe mai potuto rinunciare.

In Francia aveva partecipato all’ultima gara nazionale si danza contemporanea, insieme alle sue compagne, ed aveva avuto modo di esprimere la quintessenza della femminilità attraverso il suo corpo. A undicimila metri di altitudine, sopra l’Oceano Atlantico, Tsugumi chiuse gli occhi per rivivere quei momenti.

Si rivide dietro il palcoscenico, mentre ballava il gruppo prima del suo. Lei da dietro le quinte poteva scorgere le ombre dei corpi che si muovevano a ritmo di musica, percepiva il pubblico vivo nella platea e in galleria, che respirava e desiderava quei corpi sinuosi e perfetti.

Poi la musica finì, il sipario si richiuse e tutte e otto si posizionarono nella coreografia di inizio. I respiri affannosi, gli ultimi applausi del pubblico, la concentrazione massima, le gambe tremanti. E poi più nulla, solo musica, corpi, luci, respiri. Tsugumi non sarebbe mai diventata una ballerina classica. Non aveva il corpo adatto. Quel collo del piede che non si decideva a reggerla, quel sedere a mandolino troppo sporgente per la danza classica. Tsugumi era tanto perfetta per un uomo, quanto inesatta per la danza classica.

Una volta le sembrò di arrivare vicina al successo, o quanto meno alle luci della ribalta. Sapeva che non avrebbe mai potuto aspirare al teatro ma pensava che la televisione fosse del tutto alla sua portata. Poi un uomo le fece capire quali erano le sue vere intenzioni. Da quel momento Tsugumi preferì la scrittura e dedicò i suoi studi in questo senso. Tuttavia non smise mai, neppure per un momento, di danzare. Si accontentava di farlo per se stessa, per il suo corpo e per la sua mente. La danza le preservava un corpo perfetto e una mente equilibrata. Solo quando ballava, ancora più di quando faceva l’amore, Tsugumi riusciva a non pensare a nulla. Solo al suo corpo, ai muscoli che si tendevano, al sudore della sua pelle. Quando ballava Tsugumi, era un po’ come se facesse l’amore con se stessa.

Meat or chicken?”. L’hostess di volo la riportò alla realtà. “Chicken, please”. Tsugumi odiava volare. Sin da bambina aveva ereditato il terrore degli aerei da sua madre, quando in quella ora di volo da Parigi alla Costa Azzurra, non poté che essere turbata nel vedere sua madre rileggere la stessa pagina del quotidiano per un’ora di fila, al contrario.

E dire che tutta la sua famiglia, da parte del padre, era composta di aviatori.  Tsugumi si chiese cosa mai avrebbe potuto pensare di lei il suo povero nonno a vederla in quelle condizioni di panico ogni volta che saliva su un aereo. Sospirò. In fondo si convinse che suo nonno non avrebbe fatto che sorriderle dolcemente, divertito. Guardò l’hostess servirle il pranzo. Non era giovane come le assistenti di volo che era solita trovare. Questo fatto la rassicurò moltissimo. Nel frattempo l’americano seduto accanto a lei continuava a sbellicarsi dalle risate seguendo un film demente. Tsugumi pensò che probabilmente gli americani fossero più inclini al riso dei Francesi. Tsugumi finì il suo chicken con vegetables sintonizzando il televisore di bordo sui Goonies, il suo film preferito di quando era bambina e, finito di pranzare, si assopì. Sognò un ragazzo alto e biondo, sdraiato nudo su un golfo di spiaggia bianca, dietro l’ultimo molo, e un cavallo che li guardava, mentre facevano l’amore.


5月6日

Il mio mare

Che voglia di scrivere...
Ho da dire 3 cose:
1. Baricco è un genio
2. La solidarietà femminile esiste, io ne ho le prove e mi piace da morire.
3. Sto rendendomi conto di aver molto da dire sulle strade.

Sul primo punto non ho altro da aggiungere.

A proposito del secondo punto devo ammettere che sono commossa. Di solito le donne mi odiano, almeno a prima vista. Ma quando una di quelle cambia idea e finisce col difendermi a spada tratta, gratuitamente e sinceramente devo dire che mi lusinga più di mille complimenti maschili. Lo adoro. Grazie a questa donna.

Sull'ultimo punto devo riflettere. La strada è viva, la strada conduce, la strada ti uccide, la strada ti trasmette il calore dell'asfalto. E' che con la macchina questa cosa non mi succede, ma quando, dopo l'inverno, resuscito il mio motorino, è incredibile. Ancora più del primo gelato di stagione. E' come se ogni anno fosse un rito iniziatorio. Ricomincia il caldo, le giornate lunghe, la luce, il vento tra i capelli, il profumo dell'estate, il contatto con la terra, con la strada.

Su di me non ho da dire altro.

Però vorrei condividere un pensiero. Stasera. Stavo tornando dal lavoro. Ero scazzata da morire perchè ancora una volta ho fatto tardi e non sono riuscita ad andare a danza.Triste mi dirigevo alla macchina. Ora arriva il bello. La macchina l'avevo parcheggiata proprio sul mare. Erano le 20.15, il sole era tramontato ma era ancora chiaro, proprio quel momento che ti ricorda che il giorno sta finendo, che arriva le sera e poi la notte e che domani sarà un altro giorno. Il mare era calmo come un lago, blu-grigio. C'erano svariati pescatori, tutti silenziosi. C'era una barca di amici che stava arrivando a riva, scendevano uno a uno e si rincorrrevano nella battigia, scherzavano. Poi c'era una nave, stava partendo. Era carica di container, procedeva lenta ed inesorabile. Ho pensato ai marinai che erano lì imbracati, al magone della partenza, alla malinconia di aver lasciato mogli e fidanzate a casa, all'emozione e alla carica di un nuovo viaggio, di una nuova avventura. Ho immaginato che avessero fatto l'amore ieri sera, per salutare le loro compagne prima di ri-imbrarcarsi, e che ora si pavoneggiassero e scherzassero tra loro, l'uno con l'altro: "Com'è andata la sosta Fred? Quante volte te la sei trombata vecchio lupo di mare?" "Lo sai che la mia preferita è tua madre, è fantastica a letto". Mi piacciono le dinamiche maschili. Sono meno complicate, sono dirette, sono stupide, sono vere. Immaginavo che si riempissero la bocca con mega prestazioni sessuali, ma che in fondo non vedessero l'ora di tornare ad avere la loro donna tra le braccia ed assaporare il profumo della sua pelle. E' incredibile quanto possa mancare l'odore di una donna, dopo tanto tempo che sei lontano e solo.
Li ho guardati, come se li avessi avuti davanti agli occhi, ed intanto che tornavo a casa seguivo la scia della loro nave.
Buon viaggio, ho pensato. E in quell'immensa calma, viva, distesa azzurra, forse, anche io, avrei voluto salpare.



  ----scritto dopo----

sto rileggendo ciò che ho scritto. Ho capito. In quel momento, quello in cui il sole era calato, ma che era ancora chiaro, che stava finendo il giorno, che arrivava la notte, è in quel momento che da qualche parte, dentro di me, ho sentito di aver buttato via un altro giorno della mia vita, al lavoro. E' per quello che ho iniziato a fantasticare sulla vita degli altri. La mia di vita, in quel momento, in questo giorno, non è valsa ad un granchè. Allora dovrò rifare il mio solito esercizio:
Momenti belli di oggi:
- la telefonata del buongiorno con andrè
- la voce di mia mamma che mi saluta mentre esco di casa (il fatto che odi vivere con lei non mi fa dimenticare la fortuna immensa che tanti non hanno più)
- siiiiiiiiii...sul treno stamattina c'era una scolaresca, ma non di quelle chiassose, calma, educata, felice. andava in gita a pisa. davanti a me c'erano un ragazzino ed una ragazzina. parlavano fitto, si prendevano in giro. si toccavano senza malizia e senza inibizione. parlavano sotto voce. giocavano. erano meravigliosi.
- una persona al lavoro che mi fa sempre ridere oggi mi ha, se possibile, fatto ancora più ridere
- ho pranzato con nic, fra e ste e come sempre sono stata bene
- ely che fa le vasche al terzo piano mi ha fatto morire dal ridere
- ho mangiato il tiramisù della romina
- ho ricevuto un complimento da una donna
- dado si è preoccupato che era due giorni che non gli rispondevo al telefono
- quel momento in macchina in riva al mare in fondo è stato bellissimo
- ho sempre in mente che venerdì arriva la ale e ciò mi rende felice
- scrivere questo post mi piace
Come sempre, ne vale proprio la pena di viere, anche in una insignificante giornata lavorativa.
Notte miei cari, o forse, almeno in questo caso, questo post è proprio un pezzo di "Fra diary", per cui, buonanotte a me.