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日志


4月22日

Madri ingombranti

"...Lei è sempre stata ossessionata dal'ordine e dalla pulizia. Un sacco di volte ho mangiato da solo a tavola perchè, dopo avermi servito il piatto, metre stavo mangiando, lei già lavava le padelle ed il fornello. A casa mia i pavimenti ed i mobili sono sempre stati come specchi. Tutto brillava. Qualsiasi persona entrasse a casa nostra sentiva sempre la solita frase da mia madre: Scusate il disordine. Allora io mi guardavo intorno: tutto era perfetto. Fin da piccolo ho sporcato pochissimo. Quando sono cresciuto, soprattutto nell'adolescenza, ho cercato a volte di guadagnare un po' di spazio per poter respirare, ma lei mi faceva sentire in colpa al punto che a volte mi sentivo subito in torto, prima ancora che lei mi facesse notare qualcosa. Le sue attenzioni eccessive mi soffocavano. Mi coccolava, non mi faceva mancare niente, mi faceva notare tutto ciò che faceva per me. Ero in trappola. ... Tra me e la mia vita c'è sempre stata di mezzo mia madre. Qualsiasi cosa facessi, era accompagnata da un suo commento. Anche bere un bicchiere d'acqua: Lava il bicchiere dopo. Togliti le scarpe. Rimetti a posto. Non salire sul letto. Spegni le luci. Quando mi facavo il bagno: Stai attento a non bagnare per terra. ... Quelle frasi le sentivo perfino quando lei non c'era. .."

Queste sono parole di Fabio Volo, ma sono così esattamente uguali a ciò che mi succede che mi viene la tachicardia solo a leggerle.
Da quando sono tornata a casa con i miei (ora sono 4 mesi, dopo ben 2 anni di lontananza) sono dimagrita 4 chili (ero 50...non è che dovevo perderne), mi sento così  debole che ogni mese sono a casa con l'influenza. Mio padre è uguale a lei, a volte anche peggio. Si sono trovati, si sono sposati, si fanno man forza l'uno con l'altro. Uno dei miei fratelli è già fuggito, l'altro ha trovato il suo modo per non esserci mai pur vivendo con loro. Ora capisco perchè a 22 anni sono stata un anno in casa. Uscivo solo per andare dallo psichiatra. Mi sento soffocare. é questo quello che avevo sulla punta della lingua. E ora so che non è neppure solo questo. Devo parlare con Andrè.
4月16日

Eppure ce l'ho sulla punta della lingua...

Quando è un po' che non scrivo i motivi possono essere 2: o sono troppo felice, o sono troppo occupata. Anzi. Possono essere 3: troppo triste.
In questo caso il motivo è il numero 2.
C'è da dire che quando capita il motivo 2 si devono accendere mille campanelli di allarme.

Sono quelle volte che poi finisce che, quando meno me lo aspetto, mi sorprendo a non riconoscermi guardandomi allo specchio e ogni volta mi spavento moltissimo.

Oggi parlando con l'Amministratore delegato di una piccola Azienda del mio Gruppo che ha sede in Svizzera e mi si sono accesi i mille campanellini di cui parlavo.
Un attimo e la mia mente già volava lassù tra le montagne, prima per un paio di mesi e dopo, perchè no, per un paio di anni.
Mi sono vista Andrea raggiungermi a vivere tra i monti come Haidi ma senza caprette.
Certo l'ultima volta che ho desiderato la montagna sono finita ad Agordo per 6 mesi e non è stato nè bello nè piacevole quindi ora starò bene attenta a quello che chiedo. Tuttavia rifletto.

In questi ultimi giorni, pur immersa nella mia solita frenesia lavorativa e privata, mi sono rimasti impressi due stimoli che mi fanno pensare molto.
Il primo è il suono di un pianoforte, il secondo è lo stato dello Yemen.

Il primo è arrivato lo scorso Sabato. Accanto ad Andrè camminavo sulla passeggiata tra Arenzano e Cogoleto.Ho fatto il conto: non ci andavo da circa 8 anni, anno in più, anno in meno. Era tutto diverso, la passeggiata col tempo è stata completamente rifatta, da ampio sentiero terroso e fangoso, ex percorso di una ferrovia ormai dimenticata, oggi è diventata un agevole passeggio latricato con mattonelle rosse, fioriere ai lati, panchine, lampioncini e ringhiere stile marinaro. Di fianco il mare blu ed immenso. L'ultima volta che ero stata, 8 anni prima, ero in bicicletta con Fabio e Luca, in 4 o 5 liceo ed entrando in quelle gallerie buie ci posizionavamo in fila indiana, per non schizzarci l'un l'altro con le pozzanghere d'acqua che colava dalla volta delle gallerie. 8 anni più tardi, Sabato scorso, le gallerie non erano altro che un intermezzo lastricato tra una terrazza ed un'altra. Io avevo voglia di camminare, camminare, camminare. Poi è arrivato quel suono di pianoforte. La mente è volata prima a Chicago, poi in un letto di fronte ad una finestra aperta e poi ad un salotto romano...ma questa è un'altra storia. Il punto è che quel suono ha stampato nella mia mente pensieri, ricordi, emozioni. Ho pensato che in fondo non occorre andare dall'altra parte del mondo per meravigliarsi. Basta aprire il cuore e guardarsi attorno. Tuttavia ancora ora mentre sto scrivendo mi sembra di non cogliere a pieno il significato. Come quando hai la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Come se avessi la soluzione di un enigma dentro di me ma non capisco di quale enigma sto parlando. Come se avessi qualcosa sulla punta della lingua che però non viene fuori.Altro campanello di allarme.

Arrivo al secondo stimolo.
Stavo parlando con una donna che sto imparando a scoprire a poco a poco. Di una femminilità disarmante. Bella e fatale. Sfuggente ed, almeno a prima vista, difficile da comprendere. E' una donna fuorviante, sì direi fuorviante. Al di là di un vissuto fuori dal comune, l'altro giorno mi ha confidato di aver avuto un paio di mariti. Il secondo, padre dei suoi figli, ora vive nello Yemen. Solo due ore prima di questa chiaccherata, non so proprio spiegarmi il motivo, ma durante la Sales conference della mia azienda, mi sono ritrovata a scarabocchiare su di un foglio bianco due nomi: Oman e Yemen. Tra tutti gli stati di cui avevo sentito parlare questi due mi sono continuati a tornare nella mente. Mi sono sembrati così lontani, sconosciuti, misteriosi e, chissà perchè, colorati, che ho continuato a fantasticare su paesaggi orientali ed elefanti agghindati a divinità scarabocchiando sul foglio questi due nomi.
Ho pensato che in fondo non mi sembrava così strano andare a vivere nello Yemen, ma perchè no? Perchè non dovrebbe esssere normale (che strana parola) avere un ex marito che vive nello Yemen, oppure essere un ex marito che ora vive nello Yemen....Non lo so, dinuovo quella sensazione di aver qualcosa sulla punta della lingua...

Voglia di partire? Of course...c'è l'ho sempre...non dev'essere quello...Non ne posso più di stare a casa con i miei? certo, lo so, è normale (di nuovo sta parola, che brividi...) Mi sento soffocata anche al solo pensiero di accettare una casa da mio padre nella quale andrò a vivere con Andrè? Sì sì sì. Questo è un problema grosso che prima o poi dovrò affrontare. Potrebbe essere questo...però mi sfugge ancora qualcosa...Soffoco nella mia azienda nella quale proprio non riesco ad essere me stessa? Anche questo è un problema ma non penso che riuscirò a risolverlo a breve...Devono essere tutte queste cose assieme...a parer di mia zia, (n.b. ha 70 anni e mi vede pochissimo ma capisce moltissimo anche senza vedermi), sono così da quando non vivo più con andrea e, per usar parole sue, "non ne prendo abbastanza". Sarà sarà sarà. Eppure secondo me c'è qualcos'altro, di più sottile, di più profondo...eppure ce l'ho sulla punta della lingua...