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日志


3月30日

Confessioni

Che confusione.
Dovrei studiare per il mio (ultimo?) esame master di domani ma sono così stanca e pensierosa che mi ritrovo qui a cercare di mettere qualche tassello a posto.
 
Alla fine il destino ha deciso per un mio nuovo cambio di vita, quindi Martedì sono approdata in questo paesino in mezzo alle Dolomiti. Questo è un dato di fatto.
Non scrivo la località perchè risulterebbe palese sia il nome dell'azienda cliente sia il nome della mia azienda che, per ovvi motivi, ho sempre taciuto.
Sicuro è che il cliente è un colosso ed il progetto è sfidante. E quì mi fermo.
 
Se da un lato ho l'onore di lavorare in un contesto di performances veramente ad altissimo livello e con persone al top,
è altrettanto vero che si fa una fatica enorme.
Non sono mai rientrata in hotel prima delle 23 e la disagiatezza della location richiede un grado di adattabilità enorme.
Datto da me potete crederci, è difficilissimo.
Avevo detto che mi sarebbe piaciuto vivere in montagna e invece le vette maestose mi sono di fronte come un'enorme poster, come un cinema statico, potrebbe essere tutta una finzione.
Il finestrino della macchina è l'unico momento di dinamismo esterno: il mio schermo dal quale il paese scorre come le scene di un film che si susseguono alla tv,
senza poter iteragire in alcun modo.
Non ho idea di cosa ci sia dietro l'angolo delle strade che percorro dall'hotel all'azienda,
sono una spettatrice.
E se per muoversi serve la macchina e sono condizionata ai miei colleghi è anche vero che il mio team è l'unica vera forza motrice che mi spinge in avanti.
Dispersa tra i monti riuscirò ad organizzarmi,
prenderò la brioches al mattino in paese, prima di andare al lavoro, forse il mercoledimi sveglierò un po' prima per fare un giro al mercato, per ricordarmi che la vita può ancora essere semplice;
andrò a correre la sera,mi iscriverò in piscina,
troverò i miei spazi.
 
Chi non si adatta muore, spero che, tra le due opzioni, mi riesca la prima.
 
In tutto questo complesso momento di cambiamento al lavoro e di master che veramente mi esaurisce,
questa disgrazia enorme che è capitata ai miei fratelli,
è stata fonte di tale tristezza e dolore che più di una volta ho pensato di alzarmi dalla mia scrivania e licenziarmi in tronco così, 
su due piedi.
L'unica cosa che mi sento di dire a proposito è che, sebbene io mi auguro con tutto il cuore che a 21 anni non dobbiate mai più sostenere una situazione così difficile, tutte queste perverse e incredibili coincidenze che si sono create sono state le uniche responsabili della mia lontananza.
Prometto quì solennemente che, qualunque sia il mio futuro e la mia carriera,
non succederà mai più che in momenti del genere io non sia lì con voi.
 

3月27日

Dispersa

Che fatica.
Dolore lontano ma vicinissimo.
Montagne vicine ma lontanissime.
Ho sete e ho fame.
Forse, ora, andrò a cercarmi un ristorante a Belluno, l'unico che c'è in paese al Giovedi fa chiusura.
Prego perchè anche chi ha il dolore nel cuore questa notte riesca a trovare riposo.

3月26日

Se questa è vita

Sono arrivata a mezzanotte passate ieri notte.
Le montagne erano delle enormi ombre nere, il freddo era pungente e l'hotel ne sapeva di legno.
 
Così è iniziata la mia nuova vita.
E mentre domani i miei fratelli sepelliranno uno dei loro migliori amici, io sarò quì in ufficio, lontana,
a pensare a che senso ha la vita se anche nei momenti più difficili non posso stare vicino a chi amo.
3月14日

Che destino beffardo

Qualcuno, tempo fa, disse: "Chiedi e ti sarà dato".
Io, oggi, vi consiglio: "Attenti a quel che chiedete, non si sa mai che lo otterrete davvero!"
 
Ho tanto desiderato, e pure l'ho scritto esplicitamente nel mio ultimo post, una vita in montagna, che presto sono stata accontentata.
A quanto pare ci sono ottime possibilità che io finisca in un progetto in una ridente località di 585 anime in provincia di Belluno,
immersa tra le dolomiti, in compagnia di Heidi e delle sue caprette.
 
In effetti io avevo detto anche "fanculo i grandi business, i grassi stipendi che non hai tempo di spendere, i taillour così scomodi",
ma a quanto pare questo destino beffardo sente solo quel che vuole sentire.
Quindi eccomi accontentata, almeno per metà, andrò a vivere in montagna, con il taillour, certo, ma in montagna.
Via da una Milano così soffocante, dai milanesi così antipatici, e da Andrea, l'unica passione che mi era rimasta.
Avevo già rinunciato alla mia famiglia, ai miei amici a Genova, al mare, alla danza.
Ora, a quanto pare, mi viene chiesto di rinunciare anche a lui.
Il mio stipendio continuerà ad ingrassare, senza la minima possibilità di spenderlo, nè di condividerlo con i miei cari.
 
Eppure, nonostante tutto, nonostante anche la notte appena trascorsa insonne, e il ciclo che mi piega in due,
devo ammetterlo, sono eccitata all'idea.
Non è cinismo, forse è la consapevolezza che ci sono esperienze che se non vivo ora non mi ricapiteranno,
forse è il richiamo della montagna,
e forse è la certezza che Andrea sarà sempre con me e che, in qualunque posto io mi trovi, l'anno prossimo diventerà io marito.
 
Allora io non voglio forzare la mano, starò qui ad aspettare una telefonata, sia questa una conferma oppure una nuova opportunità,
destino, scegli tu per me, io sono pronta.
 
3月7日

Essere o avere?

E dire che solo una settimana fa ho sentito Milano come una casa e, chiaccherando con un ragazzo che a 32 anni è amministratore delegato di una grande azienda,
ho pensato che in fondo Genova mi sarebbe stata stretta.
Sono bastati quattro giorni in montagna per farmi rimangiare ogni mia parola mai detta.
Quale fantastica dimensione è la montagna!
Essere ancora legati alle condizioni climatiche, del resto a Milano che piova o ci siano 50 gradi la vita non cambia, è sempre la solita routine, invece, lassù, se ci saranno 2 metri di neve la vita cambia eccome, bisogna stare attenti. Come ogni volta che torno tra i monti, ho ritrovato la mia dimensione umana, finita.
Questi giganti così imponenti e così belli, che esistono dall'alba dei tempi, ed io così piccola e così "breve".

Allora io avrei deciso, se mi trovassi dentro matrix sceglierei la pillolina verde, fossi matta.

Vivrei giorno per giorno, mentre al MIP i professori si sgolano per inculcare nella mente gei giovani promettenti che il futuro delle aziende è la specializzazione, che non si può rimanere legati al nostro paese al "made in Italiy", che grandi giganti ci risucchieranno,
io so solo che in quei market dove trovi di tutto un po' e dove la signora che affetta i prosciutti è la stessa che ritrovi alla cassa, e dove le porte sono sempre aperte (altro che sonar) e la merce è lì fuori dalla vetrina, io mi sentivo benissimo.
Immersa in quei colori così nitidi, quei profumi così intensi. C'era Andrea, che da sempre è un segugio, che letteralmente impazziva tra quegli odori.
"Povero tesoro", ho pensato, "la nebbia grigia soffoca anche il naso".

Se pur piccola e finita, io in quel paesino in mezzo alle cime innevate mi sentivo vera, mi sentivo mè.
Altro che una matricola tra tante, altro che due gambe che corrono via tra una miriade, io lì avevo un nome e cognome, ero semplicemente io, che mangiavo carne vera, e respiravo aria pura.

Fanculo i grandi buisness, i grassi stipendi che non hai tempo di spendere, i taillour così scomodi.
Ho desiderato ardentemente prendere il posto dell'abbrustolito montanaro con le mani grandi e callose che guidava la funivia.
Su e giù tutti i giorni, appesa a un filo sopra uno strapiombo di mille metri.
Avrei scherzato con i turisti, avrei imparato il dialetto locale, mi sarei fatta bruciare la pelle dal sole.
Poi, non appena anche quelle montagne fossero diventate tanto familiari da sentirle strette, sarei ripartita verso un'altra meta, un altro lavoro, forse sarei diventata un ormeggiatore di un piccolo porticciolo turistico.
Mi piace pensare che la vita sia una specie di sliding doors, e che un'altra me abbia avuto la forza, il coraggio e la genuinità di seguire il suo il suo cuore.