2月17日
La prima volta che sono stata a Staglieno ero al Liceo. Me lo ricordo perfettamente. Ero con la mia amica Vale.
Qualcuno ci deve aver messo questo tarlo in testa, o forse eravamo solo incuriosite ed attratte da tutto ciò che è "inusuale".
A distanza di 10 anni sono tuttavia convinta che da un cimitero si possa capire moltissimo della popolazione, della cultura, delle abitudini e della storia di un popolo.
Arlington, i cimiteri celtici, quelli Inglesi, o quelli Ebrei sono esempi di quanto i morti alcune volte possano dirci molte più cose dei vivi.
Staglieno è semplicemente un pozzo di storia, arte, cultura, sentimenti.
A staglieno sono sepolti alcuni uomini e donne illustri, tra cui Giuseppe Mazzini, il presidente del Consiglio e partigiano Ferruccio Parri, il compositore della musica dell'Inno d'Italia Michele Novaro, il garibaldino Antonio Burlando (che fece parte della spedizione dei Mille), l'attore Gilberto Govi, il cantautore Fabrizio De André, il pittore Federico Sirigu e la moglie di Oscar Wilde.
Tuttavia è qualcosa d'altro che impressiona a Staglieno.
Appena varcato l'ingresso ci sono i monumenti commemorativi dei nostri morti in guerra o per servizio, dai Bersaglieri, agli Aviatori, alle Fiamme Gialle. Le iscrizioni riportano indietro sino alle guerre mondiali, parlano della nostra storia.
Una cartina subito sulla destra mostra la piantina del cimitero. 330.000 metri quadrati di anime genovesi, inglesi ed ebree.
Storie di uomni, di bambini, di dolore, di vita e di morte. 330.000 metri quadrati di pensieri, lacrime, addii.
Cappelle monumentali in stile gotico, bizantino, neo-egizio, Liberty, mesopotamico e neoclassico sono sparse per un boshetto irregolare di pini marittimi.
Più a sud, un imponente Pantheon bianco si staglia sopra le statue del porticato.
Ma sono proprio loro, le statue, le vere ed indiscusse protagoniste del cimitero.
Agli inizi del'800 una complessa situazione storico-culturale portò la fascia più agiata della borghesia genovese a desiderare di perpetuare la propria memoria tramite segni duraturi tali da ricordare il proprio lavoro e la propria morale: così sono state commossionate, una dopo l'altra, alcune opere statuarie di indubbio valore artistico.
In alcuni casi il defunto è ritratto circondato dai propri cari, come una figura patriarcale e positiva, in altri casi angeli sensuali con le fattezze della defunta sono di una femminilità passionale e travolgente.
Camminando lungo il portico i passi risuonano nel silenzio e le statue che ti guardano ai lati del corridoio sembrano volerti parlare, e ti trasmettono tutta la loro grazia e la loro disperazione.
La polvere di duecento anni da un'impressione di una civiltà sepolta, ormai dimenticata.
Potrebbe forse essere il setting di un film tipo "il Signore degli Anelli". La vecchia civiltà degli uomini -questo ho pensato- ormai siamo più simili a robot.
Una cosa è certa: é la terza volta che vado a Staglieno. E ogni volta mi lascia dentro un'emozione.
mi ritrovavo a vagare per i vialetti, rapita dagli sguardi delle persone di marmo. mani protese a chiedere attenzione, occhi al cielo a chiedere consolazione, visi trasfigurati dal dolore, bambini fermati in una felicità piertificata.
un popolo vivo e immobile. ogni tomba racchiude in sè una storia, calze di seta e vestiti buoni, piccole teche con succhiotti e scarpine fatte a maglia cementate dal tempo.
le statue raccontano e tu ascolti. come tante voci che si sovrappongono in un unico bisbiglio. ... quel posto senza tempo, incurante del passaggio delle stagioni e della gente, dei pullmini, dei carretti.
la signora delle noccioline all'ingresso a destra vende ancora i suoi dolci, la tomba di quel grand' uomo di Govi, la signora vestita da sposa, i corridoi, ....
quel posto fatto di statue sporcate dalla vita, dalla noncuranza, l'autogestione della morte. quel posto così bello.
Staglieno non è un cimitero, è un inno alla vita.
(blog di laddertothestars)
2月8日
Chiudo gli occhi e mi ascolto.
Sento un po' caldo, la felpa che indosso è slacciata, ma è troppo pesante.
In bocca ho ancora il sapore del dentifricio.
Ho la pancia piena, sto digerendo.
Le mani, fino a pochi istanti fa erano fredde, e ora provo piacere dal fatto che si stiano velocemente riscaldando.
Mi lacrimano un po' gli occhi, devo essere stata troppo davanti al monitor.
La frangia mi arriva sin sulle sopracciglia e i capelli sciolti mi danno un leggero fastidio sul collo.
Devo aver il calzino sinistro leggermente spostato, sento la cucitura sul mignolino.
Le spalle lentamente si stanno rilassando, ho ripreso il contatto con mè.
E' meraviglioso sentirsi vivi.
2月4日
Oggi mi sento un po' triste.
Lo scorso Venerdì c'è stato un piccolo incendio nella mia azienda, per fortuna limitato ad un paio di uffici e nessun impatto sulla produzione.
Il punto è che oggi siamo andati a sgomberare i locali che comunque devono essere bonificati.
Mi ha dato un terribile senso di vuoto.
Scatoloni pieni di cose da buttare, puzzo di bruciato, tute bianche che si muovono in corridoi bui.
Non mi è piaciuto. Mi ha fatto riflettere su come tutto possa cambiare da un momento all'altro.
Così come quando si sentono alla televisione notizie di morti sul lavoro, oppure mi è venuto in mente il terremoto in Cina,
quando da un momento all'altro una nazione era in ginocchio.
Aziende rase al suolo. Distruzione.
Come formiche ci muovecamo tra gli scatoloni e i sacchi neri.
Non mi sono fermata un attimo. E finito di ripulire in ufficio via ad una riunione in jeans e maglietta. Tutto va avanti, tutto deve proseguire.
Così siamo stati divisi e sparsi quì e là in altri edifici dell'azienda.
Sono abituata ad adattarmi, ma mi spaventa un po' che da 2 anni a questa parte ogni 3 mesi la mia vita subisca dei cambiamenti.
Anche se non sono più consulente, dopo esattamente 3 mesi, mi ritrovo difronte ad un altro cambiamento.
Questo proprio non me lo aspettavo.
Altro ufficio,altri colleghi intorno, altra mensa.
Una cosa è certa, tre mesi sono bastati a farmi perdutamente innamorare del mio lavoro.
Non so come è successo ma è così.
Non vedo l'ora che tutto torni alla normalità.
E sarà ancora meglio di prima.