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日志


10月27日

Una, nessuna o centomila?

Prima di tutto vi faccio vedere due mie foto: la prima risale a 6 anni fa, la seconda a settimana scorsa.

Ecco, queste due foto, che sono inserite nel mio profilo in Facebook, sono le due foto incriminate.
All'inizio non ci ho fatto caso, un paio di persone hanno commentato la più recente delle due, "bella foto", io ho ringraziato del complimento senza troppo indugiare.
Eppure l'avrei dovuto capire anche io che c'era qualcosa di strano, di non lineare.
La foto di per sè non è che sia proprio un bijoux, e io non è che sia particolarmente carina o scollata...
Poi parlando con un mio amico, che è una serpe ma è anche un uomo decisamente profondo e sensibile (già sorrido al pensiero di quando leggerà questo post e capirà che sto parlando di lui), mi ha fatto notare che questa nuova foto, scattata nella metro di Parigi la scorsa settimana, è paurosamente simile a quella scattata nella metro di Londra sei anni fa.
Non mi riferisco ovviamente al fatto che in entrambi i casi ero in metro, ed oggettivamente i sei anni trascorsi hanno lasciato segni visibili sul mio volto, mi riferisco a qualcosa di molto più profondo. Mi riferisco a me stessa: in quelle due foto sono esattamente io.
Facciamo un passio indietro.
Il mio amico mi ha scritto che in queste due foto sono, semplicemente, "diversa".
Ah, benedetta ephifani, tutto d'un tratto luce fu. Tutto lineare, chiaro, lampante, cristallino.
Tragico.
In quelle due foto sono io, esattamente io, nulla di più, nulla di meno.
Io sono così, io mi riconosco, sono quella lì.
Il punto è che ha ragione il mio amico.
Nella routine sono diversa . Mi perdo, le costrizioni mi limitano, la famiglia, il lavoro, a volte anche le persone.
Io sono un animo libero, devo poter volare.
"il punto che devi capire, fra, è che non puoi fare sempre tutto quello che vuoi" , mi ha detto Dado solo qualche sera fa.
Ed è così che stralci di me affiorano solo in rare occasioni, per il resto sono quella che le persone o le circostanze vogliono che io sia.
E la Fra, quella vera, esce quando è lontana da vincoli o pregiudizi, come, ad esempio, quando sono in viaggio.
Laggiù, in una spiaggia Kenyota, in una metro Parigina o in un grattacielo di Philadelphia, ci sono semplicemente io.
Può essere che questo mio amico antipatico abbia scorso chi è la vera Fra da un paio di foto?
E sapete cosa mi ha detto?
la prossima volta che ci vediamo mi stampo la metro di milano, te la appiccico sulla schiena, e ti porto a pranzo"
Mi ha fatto morire dal ridere.
Anche a me, la Fra che piace, è quella là.


10月21日

The end

Le ephifani ultimamente mi vengono tutte sotto la doccia. Mi piacerebbe sapere il parere di Freud a tal riguardo.
Ecco quella di stasera: una storia d'amore finisce così come finisce un tubetto di balsamo, e così a volte finisce anche la vita.
La tristezza che ne fa da contrappunto la raffiguro nella mia mente come una specie di vortice grigio.
I miei pensieri? Tubi rumorosi e luci indagatrici, freddo, paura, solitudine.
Le certezze che avevo stanno crollando a picco, io mi sento vacillare, mi gira la testa e la vista si annebbia.
In effetti, sono in overload. Temo il crash dell'intero sistema.
A malapena un 7-8% di Fra.

Pioggia e vento stasera fuori dalla finestra di camera mia, e pioggia e vento dentro di me.
10月19日

Melodie Parigine

Mentre facevo la doccia questa sera mi è sembrato che questi giorni parigini siano scivolati via come l'acqua sul mio corpo.
Non posso dire di essermeli goduti a pieno, troppi pensieri per la testa, tutti tristi.
Quando questa notte correvamo su un taxi lungo la senna ripensavo a poche ore prima, mentre ballavamo tra camerieri in boxer, e nello stesso tempo guardavo il profilo del ragazzo che guidava. In fondo anche lui avrebbe potuto essere uno di loro, e mi sono chiesta in che modo lui fosse finito su un taxi nella fredda notte parigina, mentre altri suoi coetanei erano in boxer a portare dessert alla panna, osannati da ragazze ammiccanti, tra musica e luci.
Lo avevo trattato male, solo pochi minuti prima, perchè non capiva quello che gli dicevo in inglese.
Mi sono talmente dispiaciuta che avrei voluto chiedergli scusa, avrei voluto parlargli della vita, e di come a volte può essere complicata.
Uomini e donne nella notte. Mentre gli altri dormono, il mondo fa trapelare realtà nascoste.
Questi ragazzi francesi mi sembrano più complicati, più introspettivi, più eleganti, più bohemien, più effeminati, più gentiluomini.
Come il coinquilino di Emmanuel, con le ciabatte a forma di cinghiale e una camera da letto che potrebbe essere dipinda in un quadro, potrebbe addirittura sembrare di altri tempi.
Come A. e J., con i loro vestiti un po'eleganti e un po' retrò.
O come l'artista di strada al Sacro Cuore, con il suo cappello in testa, e le braccia nude, per potrer esibirsi nel suo numero con le palle di vetro.
Le faceva fluttuare nell'aria, tra una mano e l'altra, tra le sue braccia e il suo collo, a suon di musica. La melodia era quella della colonna sonora del "magico mondo di amelie", dolce e tristissima. Dovete immaginarvelo così, con le braccia nude e il cappello in testa, mentre muove dolcemente le sue palle di vetro, facendole fluttuare tra le sue lunghe dita affusolate, sulle note di quella malinconica melodia.
Tutta Parigi, dietro di lui, era riflessa nelle sue palle di vetro, e tutti noi, lì attorno, ci specchiavamo nelle sue palle, capovolti a testa in giù e con le facce allungate ed amaliate.
Forse forse, in quella palla di vetro, mi sono vista solo io, capovolta e allungata, imprigionata nel magico mondo di Francescà, e tutti gli altri, e tutta Parigi, erano solo riflessi là fuori.
Ho un solo vero desiderio. Tornare ad amare.
YouTube - La vie en rose (legendado )
    



10月12日

Menomale che c'è la danza

Non importa quanto fastidiosa possa essere la giornata,
non importa che abbia ricevuto solo l'altro ieri una terribile notizia,
e neppure che poco prima di entrare avessi le lacrime agli occhi.
Quando danzo non mi ricordo di nulla.
Ogni pensiero nella mia mente vola via, lontano.
Sento solo il sudore che scivola sul mio corpo, le gambe che si tendono, la musica che mi rilassa...il collo si allunga, la schiena si raddrizza.
Un esercizio, due chiacchere, una risata, una nuova sequenza da memorizzare.
Poi, quando ci siamo tutte, mi distraggo; sento le scemenze che a turno ci sussurriamo in un orecchio e non seguo la dimostrazione, così poi devo correre ai ripari...
"psss...ma quanti erano i debulè?" ma dovete immaginarvelo detto con un filo di voce, in un sussurro che rapido si dissolve nella musica, con sul viso stampati due occhi che ridacchiano perchè hai combinato un pasticcio, non sei stata attenta, e ora non sai i passi "pss...ma quanti erano i debulè? ma su quanti tempi? no, ti prego Virginia, fammi rivedere il giro in coupè prima dello getè all'Italiana".
Dura solo un ora e mezza.
Ma è un ora e mezza di pura felicità.







10月5日

I miei meravigliosi taxisti (il ritorno)

io: buongiorno!
taxista: ao, ando annamo?
io: alla fiera di roma, grazie?
taxista: ao, anche tu cor sti pannelli?
io: eh sì, mi occupo di energie rinnovabili
...
taxista: ma sei sposata?
io: ???
...
io: ehm, no, sono fidanzata però.
taxista: e perche nu te sposi?
io: ???
...
io: perchè lui lavora a milano e io a genova, sà di questi tempi non è facile cambiare lavoro...
taxista: che stai a dì? questo è er 29esimo lavoro che faccio!
io: davvero?
taxista: ho fatto di tutto, o scaricatore, er pizzicarolo..
io: eh???
taxista: er pizzicarolo! come li taiavo io i prosciutti non i taiava nessuno! certe fette!
...
taxista: ma ancora du anni, quando mi figlio porta a casa i soldi e cambio ancora....faccio o skippere!
io: ah, ma ci sa andare in barca a vela?
taxista: Io? se ci so andare in barca a vela? so er maestro io! du anni fa quando er medico mi aveva detto che avevo 6 mesi di vita me so iscritto al corso e so stao per mare sei mesi. poi non so morto!
io: menomale! ehm, sono arrivata, grazie...
...
--scendo dal taxi e prendo i bagagli, ci salutiamo. Me ne sto andando ma mi viene da sorridere, mi rigiro---
io: scusi eh, ma com'è che lo chiama lei il tizio che taglia il prosciutto?
taxista: ma chi? er pizzicarolo?
io: pizzicarolo...
taxista: ma perchè? come lo chiama lei?
io: ehm...il tizio che taglia il prosciutto!
---il taxista, o meglio il mitico Luciano, mi guarda sottecchi e scrolla la testa, io gli sorrido, mi volto, e affronto la mia giornata. In fondo, penso, la giornata si preannuncia divertente ---


10月3日

Trasferta Romana

Questa mia latitanza dal blog è dovuta, perlomeno nell'ultima settimana, alla mia trasferta romana.
Bollettino di guerra?
Uncountable ore di sonno mancanti, un paio di chili in eccesso ed una fioritura di brufoli come non ne avevo neppure nei miei dorati (e unti)13 anni.
Lavorativamente interessante, a volte intrigante, tutte le volte che vado a Roma, non so bene il perchè, sento una ventata fresca di libertà.
Come se tutto quello che mi passa per la testa, per qualche strana ragione, diventasse possibile.
Anche i miei desideri più improbabili, anche i miei sogni più profondi.
Poi la trasferta finisce, e con lei scoppia la bolla di sapone delle mie illusioni giovanili. Un sorriso, però, rimane sul mio volto. Forse, chissà...
Roma caput mundi? Mah, può darsi di sì.
Una cosa è certa: Roma è meravigliosa. La osservavo da una splendida terrazza piano bar, Martedì notte. I suoi tetti e la sua storia sotto di me, la sua luce che emanava non solo dai lampioni e dalle finestre illuminate, ma anche dal suo fascino senza tempo; quasi mi estraniavo dalla conversazione...la cupola di San Pietro che la sovrastava maestosa, il suono di un pianoforte lontano... Forse, in quella notte, mi sarei voluta perdere, come a dissolvermi nell'aria e poter così diventare un tuttuno con tanta maestosa bellezza.