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日志


10月15日

Alea iacta est..dinuovo!!!!

Beh, ci siamo.
Nuovo cambio di vita a quanto pare.
Esattamente un anno e 5 mesi fa iniziava la mia vita lavorativa, iniziava la mia convivenza con Andrè...
Dunque, un anno e 5 mesi così suddivisi: 4 mesi a Milano, 1 mese di ferie, 4 mesi a Reggio Emilia, 4 mesi a Belluno, 1 mese a Milano, 1 mese di ferie, 2 settimane a Chicago, 1 mese a Genova, 3 settimane a Milano
....
 
Mi tengo per me la frase che mi era venuta in mente
....
 
Diciamo però che questo altro bivio mi spaventa un po'.
Torno a vivere a Genova, ma in una nuova casa e con un nuovo lavoro.
Quindi un altro bel cambiamento.
Guardarmi in dietro?
E' stata dura. Lo ammetto, davvero dura. I mesi in hotel sono lunghi a passare. Le nove di sera non arrivano più se sei in ufficio dalle 8 del mattino.
Qualcuno mi diceva "tieni duro, è per il tuo futuro"

...Its not time to make a change,
Just relax, take it easy.
Youre still young, thats your fault,
Theres so much you have to know.

...così viaggiavo partivo e tornavo, trolley e pc, mi ritrovavo nei posti più sperduti alle ore più improbabili...

Ammetto anche che qualche volta mi sono fatta prendere dallo sconforto, nelle ore interminabili di treno, o nelle serate sola in hotel.

..But take your time, think a lot, Why, think of everything youve got.
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not.


Riflettevo. Di pazienza ne ho sempre avuta a chili, poi stavo incontrando così tante persone, amicizie meravigliose, stavo imparando così tanto, sia al master, che nelle aziende in cui mi mandavano, riuscivo a mantenermi non appena laureata ad un tenore di vita decisamente alto e mi compiacevo, in fondo ero fiera di me.

Its not time to make a change,
Just sit down, take it slowly.
Youre still young, thats your fault,
Theres so much you have to go through.


Poi sono arrivati anche dei momenti gratificanti, quando i clienti contavano su di me,
oppure altri momenti addirittura divertenti, quando si rideva in quel di San Donato davanti ad un piatto "peccati di gola", o quando la Silvia dell'hotel di Reggio Emilia mi passava la suite presidenziale non appena si liberava, o quando ci ubriacavamo in quel di Belluno per non pensare alla stanchezza...
Alcuni ricordi sono a dir poco indimenticabili, come la fantastica core analyst school a Chicago.
In fondo, però, c'era qualcosa che non andava.
La quotidianità era fatta di lavoro e solo di lavoro. Qualche volta arrivavo alla sera in hotel senza neppure la forza di farmi una doccia. Gli straordinari dovuti, la lontananza. Mi mancava il mare, mi mancava la danza, mi mancavano i miei amici, mi mancavano le cene in pantofole davanti alla tv, mi mancava Andrè.
Mi dicevo che potevo incontrare persone, viaggiare e fare carriera anche non annullando del tutto la mia vita privata.
Poi quella formalità incredibile, le dress policy, le parole che puoi e che non puoi dire.

All the times that I cried, keeping all the things I knew inside,
Its hard, but its harder to ignore it.
If they were right, Id agree, but its them you know not me.

Così un bel giorno mi sono svegliata un ora prima, nonostante la stanchezza, per andare al mercato ad Agordo.
Ho aperto gli occhi. Ho visto che c'era una vita in torno a me che continuava, che era reale.
Ho guardato dentro di me ed ho capito che era ora di andare avanti. Ho cercato la mia strada.
Ho capito che per me la vita è lavoro, ma anche divertimento, è straordinari, ma è anche danza, è non chiedere il permesso se vuoi uscire alla fine del tuo orario di lavoro,
è non trovarsi da sola agli orari più improbabili della notte in una stazione oppure in mezzo ad una strada.
Secondo me la vita è mare, è amici,è aperitivi con i colleghi, ma anche (e soprattutto) cene seduti al tavolo accanto al/alla consorte.
Secondo me, puoi dire che hai vissuto solo se riesci ad avere il giusto equilibrio di tutte queste cose.
Credo di aver trovato la mia strada. Devo solo iniziare a camminare per la mia nuova via.

Now theres a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.


...

e così addio all'azienda che negli ultmini 18 mesi mi ha dato così tanto e si è presa così tanto.
Ma arrivederci a voi tutti, voi che avete lasciato un segno in me.
Forse sarò un po' ingenua, ma credo davvero che chi sento essere dentro me non lo perderò.
A Milano o a Genova, a Roma o a Parigi, sono certa che le persone a cui tengo continueranno ad incrociare la mia via.
Arrivederci!
 

Nuovi orizzonti

10月13日

Tsugumi - Parte terza-

Quella estate Tsugumi era al top, e le persone che le stavano accanto non poterono far altro che notarlo.

Trascorse le sue giornate con le sue due amiche, al mare, girovagando per l’isola, mangiando pranzi al sacco sulla spiaggia e assaporando i profumi dell’estate.

Tsugumi aveva conosciuto Ludovica ed Alessandra molti anni prima, quando erano appena delle bambine, lì sull’isola. Tutte e tre avevano genitori benestanti che facevano parte della borghesia francese, Ludovica possedeva un villino nel paese accanto, ed Alessandra trascorreva parte delle sue vacanze in un attico sul mare non distante dalla casa di Tsugumi. Capitava di tanto in tanto che si ritrovassero anche durante l’inverno, ora in una città ora in un’altra, ma d’estate l’appuntamento sull’isola era da sempre un rituale irrinunciabile: il loro momento di puro divertimento lontano dalla città e dai pensieri.

Tsugumi non aveva memoria del primo giorno in cui incontrò Ludo o Ale, semplicemente nei suoi ricordi erano sempre esistite, come i suoi genitori o i suoi zii. Tuttavia custodiva gelosamente le lettere che si spedivano durante l’inverno, quando erano bambine. Possedeva alcune foto della prima estate in cui incontrò Ludovica. In particolar modo era affezionata alla prima foto in assoluto di loro due assieme: Tsugumi aveva cinque anni e mezzo ed Ludovica ne aveva già compiuti sette. La foto le ritraeva sedute su un muretto di fronte alle cabine telefoniche, proprio nel centro del paese. Quel muretto, così come le cabine telefoniche, erano ormai tristemente sparite dopo l’avvento dei telefoni cellulari, ma Tsugumi aveva la fortuna di ricordare quanto fossero aggregativi quei momenti, quando in coda per telefonare, si potevano incontrare amici, si poteva chiacchierare con perfetti sconosciuti, alle volte ci si poteva innamorare.  Tsugumi qualche volta riguardava quella foto con un pizzico di malinconia ma, di fatto, i loro vestitini colorati e le loro facciotte sorridenti erano la premonizione di una profonda e felice amicizia. Alessandra, invece, l’aveva conosciuta tramite Ludovica e, dopo aver trascorso buona parte dell’adolescenza assieme, si erano perse di vista per un paio d’anni ma, quando le loro vite sembrava che avessero preso strade diverse, così come si erano separate, si erano poi ricongiunte qualche anno più tardi. Due diverse esperienze le avevano poi riportate sulla stessa via.

 

In quella estate, quasi venti anni dopo, quelle tre bambine erano diventate giovani donne, fresche e colte, piene di fascino e di sensualità.

Tutte e tre adoravano in particolar modo camminare sino a una piccola insenatura di sabbia bianca, nascosta in un golfo isolato, raggiungibile solo a piedi.

Partivano con le loro borse di paglia a braccetto, le infradito e gli zoccoli ai piedi e percorrevano la stradina sterrata tra gli arbusti bruciati dal sole. Camminavano scostando i rami secchi che si protendevano sul sentiero, e odorando i profumi di terra e di mare, di lavanda e di mimosa. Chiacchieravano, ridevano e cantavano, qualche volta con un ombrellino aperto sopra la testa, per ripararsi dal solleone di Agosto. Tsugumi adorava andare in quella spiaggia perché sapeva arrivarci solo chi conosceva bene l’isola, era lontana dal turismo statico e banale delle spiagge attrezzate. Attorno c’era solo il verde degli alberi che nascevano sino sulla spiaggia e che, dopo le cinque del pomeriggio, regalavano un’ombra rigenerante. La adorava anche perché in quella spiaggia Tsugumi poteva spogliarsi. Lì potevano tirar via quei fastidiosi reggiseno e, presto la mattina oppure tardi nel pomeriggio, quando si ritrovavano loro tre sole, si sfilavano il costume e giocavano nude tra le onde calme della baia.

Scherzavano con i loro corpi perfetti e la pelle color oro, prendevano in giro Ale per il suo bellissimo e prosperoso decolté e Tsugumi per le sue gambe lunghe ed il suo sedere a mandolino, recitavano le caricature dei pretendenti di turno, mimandoli grottescamente. Ridevano, ridevano e nuotavano tra i paguri e i piccoli granchi dorati, fino a quando stanche e sorridenti si sdraiavano sulla spiaggia, all’ombra degli alberi, e sonnecchiavano sino ad ora di cena.

L’unico discreto spettatore era il cavallo solitario della villetta sul golfo, che scorrazzava libero tra un recinto di pini marittimi e che, di tanto in tanto, faceva capolino sin sulla spiaggia e le guardava curioso.

10月9日

Tsugumi - Parte seconda

Un pomeriggio, tutto di un tratto, Tsugumi capì che la sua vita sarebbe cambiata.

Sin da quando era una bambina, sapeva che quel pomeriggio sarebbe arrivato. Tsugumi non era destinata a confondersi tra i pendolari. Quando lesse la lettera di ammissione all’ultimo anno universitario in una delle più importanti facoltà americane, capì che il suo futuro si era finalmente srotolato davanti ai suoi piedi, come una magnifica passerella rossa per una star di Holliwood.

La sua passione e il suo collo nobiliare ben poco si confacevano con i suoi parenti. Impossibile vivere in una famiglia semplice se pur felice, e in un paese bigotto se pur libero, per una ragazza come Tsugumi. Un corpo perennemente innamorato, una mente libera, un animo irrequieto e sempre alla ricerca di ciò che lo può appagare.

Due mesi di spensieratezza la separavano dal grande volo verso la sua vita. Sarebbero stati due mesi nei quali avrebbe finalmente potuto assaporare tutto ciò che aveva intorno. Tutto ciò che le sarebbe parso assolutamente privo di interesse, se non avesse saputo che da lì a due mesi, sarebbe stata ad un oceano di distanza.

Gli aperitivi con Niclas, le passeggiate sulla Senna con Scotty, il piccolo Shitzu della sua vicina della sua vicina di casa,

ma anche le serate con Dado, i pettegolezzi con le sue compagne di danza,

tutto d’un tratto assunsero un sapore diverso, nuovo, un sapore di buono.

 ...

In quella estate Tsugumi trovò il tempo per tornare ancora una volta nella sua casa al mare, sull’isola.

Quel posto per Tsugumi era da sempre il suo eremo, la sua pace, la condizione di massimo piacere. Sentiva un legame di sangue con il suo mare, con il suo verde, i suoi sentieri, i suoi profumi. Quella isola le apparteneva nel profondo, come accade solo per le cose di cui si riesce a cogliere la loro più semplice ed autentica essenza. Lì diventava, se possibile, ancora più bella. La sua spontanea bellezza esplodeva con la semplicità di una bambina ma con la passione di una donna. L’estate le accendeva il fuoco nelle vene.

Durante giorno la sua pelle soffice e vellutata ne sapeva di salsedine e di sole, durante la notte profumava di gelsomini e di limone, di pesca e di mandorle.

Girava in bicicletta Tsugumi. Quanto era bella, Tsugumi, mentre pedalava, minigonna e tacchi nel cestino, quando la sera arrivava nel suo pub preferito, tra ragazzi a bordo delle bmv e jaguar del papà o in sella a moto potentissime, compariva lei, a piedi nudi sui pedali.

In quel momento, d’estate, più che in ogni altro dell’anno, l’isola trasudava gioventù, spensieratezza, profumo di mare, e le persone attorno a Tsugumi non potevano fare altro che impazzire per lei.

Mentre ballava alla sera accanto alle sue amiche del cuore, con le spalle scoperte, su tacchi vertiginosi, Tsugumi trasudava passione ed erotismo. Si innamorava Tsugumi, si innamorava tutte le sere di cui aveva voglia, ma si concedeva a pochi. Non poteva fare l’amore senza passione, doveva aspettare il ragazzo giusto, quello dalle gambe affusolate, dal profumo inebriante, dalla dentatura perfetta, dalle mani fini.

10月6日

Sbalzi di umore

Il mio ultimo giorno di progetto avevo trovato un insperato e fortunatissimo passaggio in macchina da tre persone mai viste e conosciute che diventeranno miei semi-colleghi.
Tre persone che subito mi sono andate a genio. Così reali e presenti che si riusciva a modellare con un dito della mano un'atmosfera serena e rilassante, con pizzichi di ilarità.
Mentre chiaccheravo con loro viaggiando da Genova a Milano, verso un weekend con il mio Andrè, ero così felice come non mi ricordavo esserlo da tanto tempo.
Un oceano calmo da navigare a gonfie vele. La rotta era lì dritta di fronte a me, il vento che soffiava di poppa mi invogliava a scioglire i capelli per farli brillare al sole.
Simile alla gioia che avevo provato quando sono tornata in Italia dopo l'America, quando ho potuto apprezzare tutto ciò che mi era mancato per 3 lunghi mesi.
Guardavo dal finestrino e benedivo le persone che incorociavo sedute nelle loro macchine.
Avrei potuto abbassare il vetro e gridare a squarcia gola la mia speranza che tutti i loro sogni si realizzassero.
Ho riflettuto a lungo di come occorra star bene con se stessi per poter donare gioia agli altri.
Com'è importante prendersi cura di sè.
Poi ci sono state alcune giornate faticose, prima a Napoli alla laura di mio fratello.
Emozioni contrastanti, la difficoltà enormi di convivenza con i miei genitori, le diversità incolmabili.
Una Napoli che non riesco a sentire italiana, un fratello di cui sono orgogliosa ma che mi manca moltissimo, e di cui sono estremamente preoccupata per il futuro.
Non riesco ad accettare che una manciata di uomini decideranno il suo futuro.
Ho iniziato a pensare che le mie idee di business potrebbero includerlo nel futuro, uno sprono in più per costruire la mia idea.
Un'ancora di salvezza, un salvagente rosso.
Poi un messaggio, una telefonata, le mani che si fanno ghiacciate, che cercano la panchina della stazione. Paura di annegare. Tre notti insonni, incubi, sofferenza.
Fantasmi che tornano dal passato.
Ora va meglio.
Questa volta il salvagente rosso qualcuno l'ha lanciato a portata di mano.

La fiducia e la speranza hanno prevalso. Sono sicura che tutto andrà per il meglio.
Nel frattempo ho pregato e ho sorriso al sole.
Oggi è un nuovo giorno, è una nuova settimana.
Un passo dopo l'altro, un mattone sopra l'altro.
Tutto andrà per il meglio. Ne sono certa.

10月3日

3 Ottobre

3 ottobre.
Il mio ultimo post il 22 Settembre.
Significa 11 giorni fa.
Mi sembra passata una vita.
Undici giorni fa, spensieratamente scherzavo sulla mia semi-proposta di matrimonio e ideavo la vita di Tsugumi.
In undici giorni mio papà ha comprato una casa, mio fratello si è laureato, uno dei migliori amici di Andrè si è sposato, io mi sono licenziata e una delle mie migliori amiche ha fatto un salto nell'aldilà prima di tornare tra noi.
Una doccia fredda e quel maledetto 17 Marzo era dinuovo lì difronte. Non questa volta però, Settembre non è stato come Marzo, questa volta no.
Questa volta la medicina ha vinto. Questa volta ha vinto la vita.
Questa volta una madre si è riavvicinata alla figlia.
Il destino sceglie le vie più assurde per tirare fuori un'amore che non può essere descritto nei libri, che non può essere cantato, non può essere spiegato. Alle volte quell'amore senza tempo e senza spazio ti capita di vederlo in uno sguardo, ti capita di vederlo in cima ad un'altare, altre volte ti capita di vederlo in un letto di ospedale.
E' così che lo puoi contemplare e capisci che se la medicina riesce a salvare una vita, è l'amore di una madre che guarirà le ferite.
La vita è così mutevole e imprevedibile che non dovremmo dare per scontato neppure un singolo istante.
Quello che mi sento di dire è che ogni mattina quando ci svegliamo dovremmo assaporare il nuovo giorno che abbiamo di fronte.
Ho proprio intenzione di farlo.
Ho anche riniziato a pregare, nei momenti bui mi da una pace inspiegabile.
Il tempo aggiusterà tutto.
Presto, questa volta, torneremo a sorridere.