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日志


1月13日

Chiaro di luna

Nella penobra del salone le vetrate si riflettevano allungate sul pavimento di marmo bianco.
Al di là dei vetri, il mare calmo era un'immensa distesa di riflessi argentati.
Era bellissimo.


1月8日

Tornata dal Kenya

Tornata. Sana e salva. Beh, salva sì, sana, a dire la verità, non lo so. La malaria ha un periodo di incubazione di 8-40 giorni.
Che dire? Bella esperienza, ma estenuante. Ho viaggiato come companion di un assistente di volo, gli aerei però erano pieni come uova quindi mi sono dovuta accontentare delle strapuntine, che sono davvero scomodissime! Ale, all'anadata, è persino finita a dormire per terra nel mid.
Poi Zulu Lima si è rotto a Zanzibar quindi siamo rimasti bloccati a Mombasa e ogni giorno non sapevamo se dovevamo ripartire o no.
Alla fine è arrivato il Zulu Bravo e io ho pregato in ginocchio il comandante dell'altro equipaggio che mi desse un passaggio, altrimenti ora sarei ancora là.

Probabilmente non starete capendo niente di quello che sto scrivendo. Ma ve bene così.

Inserirò foto sul mio jeep safari. Lo sognavo da una vita, e lo aggiungerò nei miei momenti wao, assieme alle passeggiate al tramonto in riva all'oceano Indiano.
Le palme da cocco, la sabbia bianca e finissima. I colori delle tele dipinte a mano, le statuette dei guerrieri masai e degli animali della savana.
Povertà, povertà, povertà. Sporcizia. Turismo sessuale.
Il vento che soffiava sempre forte sembrava voler spazzare vie le brutture per poter godere degli immensi spazi dell'Africa nera.
Donne di 60 anni con ragazzini di 20 che pranzavano assieme al ristornante. Ragazze che assalgono gli uomini supplicandoli di accettare una prestazione sessuale in cambio di un pasto.
Ti fermano ogni due passi per chiederti uno shampoo, un paio di calzini, una biro.
Eppure tutte le persone che ho incontrato erano così gentili. Volevano farmi scoprire la loro terra, farmi assaggiare i loro frutti, mostrarmi le conchigllie, le stelle marine, i coralli. Ed io ero schiva. Sorridevo, cercavo di essere gentile, ma la verità è che ero diffidente. Mi sembrava impossibile che non mi volessero uccidere.
Il mio hotel di super lusso era separato dalla spiaggia da una corda di spago legata su paletti di legno inclinati dal vento.
La security pattugliava il perimetro giorno e notte.
Un corda di spago che separava l'elettricità dal buio, il cibo dalla fame, le piscine idromassaggio dalle baracche di latta.
Io, fossi stata in loro, mi sarei voluta uccidere.
Voglio chiudere gli occhi e ripensare agli elefanti che facevano il bagno, ai macachi che giocavano e correvano, alle giraffe maestose e vanitose, ai bufali che ci guardavano un po' seccati.
Sono stata via pochi giorni, ma mi sembra passata una vita. Forse l'Africa fa anche questo effetto.
Pochi giorni nell'Africa nera bastano per farci tornare un po' diversi, un po' cambiati.
Come se fosse stato un sogno lunghissimo.
Ieri mattina facevo la gara sulle moto d'acqua tra la barriera corallina e le palme da cocco.
Ora seduta al comuter guardo fuori dalla finestra, è tutto bianco quì a Milano.
Sono troppo stordita. Vado a farmi una doccia e cerco di mettere a posto le idee. .