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1月29日 Casa dolce casa:sentimenti di pura felicitàDevo ammettere che da quando sono tornata dall'America ho disdegnato un pochino il mio space ma mi sono goduta l'affetto di familiari e amici nonchè assaporato i profumi e atmosfere della nostra bellissima Italia.
Vi ho lasciato con le emozioni all'interno di un boing 767 in atterraggio a Malpensa, nella paludosa pianura padana. Sebbene abbia avuto la fortuna di viaggiare molto in passato, questa è stata la prima volta che mi sono allontanata da casa per così tanto tempo, e che abbia vissuto in un posto così lontano da non poter pensare di tornare prima della data prevista del rientro.
Non sono andata d'accordo con i miei genitori nei primi 24 anni della mia vita: le incomprensioni e diversità di opinioni mi hanno spinto ad allontanarmi (a neppure un mese dal mio rientro sò già che non passerà molto tempo alla mia nuova avventura...), forse l'unico con cui andavo più d'accordo era mio fratello Davide che ha pensato bene di andare via di casa a 19 anni e mi ha lasciato con un Matteo spesso scontroso e ben poco disponibile. Nonostante tutto ciò credo che almeno i primi 10 giorni dopo il mio rientro in Italia siano stati tra i più belli della mia vita. Non conta tanto cosa ho fatto, dove o con chi, è come mi sentivo io, è l'aria di casa. Credo che nella vita di tutti i giorni si sottovaluti la fortuna di vivere in un paese meraviglioso come il nostro con accanto le persone a cui vogliamo bene. E' un panino al proscitto preparato da Andrea alle 7 del mattino prima di far volare la sua bmw al terminal 1, arrivi internazionali; sono le crep al formaggio fumante mentre matteo e davide punzecchiano papà e la sua goffaggine; è il mio lettino, il mio cuscino, i miei libri, le mie foto; sono i profumi della mia città, i panifici, l'odore della FOCACCIA appena sfornata, ancora ora ho le lacrime agli occhi, ancora ora non so come ho fatto a sopravvivere più di 3 mesi senza. E' chiamare Luca per l'aperitivo, è andare dal tuo medico di famiglia GRATIS non appena hai bisogno di lui, è la tranquillità che ogni cosa che ti succeda c'è un rimedio lì a portata di mano, sai cosa fare, sai dove andare, a chi rivolgerti. Sono i visi della gente della tua città, la vicina di casa che ti chiede come è andata in ascensore, è fare 10 metri e salutare 15 persone. E' Chiara che mi guarda negli occhi e mi dice che le sono mancata, è Dado che mi rimprovera di non sapere dove sbattere la testa al mercoledì sera; è spettegolare con le mie amiche di danza mentre l'insegnante sgrida la silvia che deve tenere le spalle dritte; è trovare qualsiasi ingrediente al supermercato senza perdere 20 min davanti al bancone del latte per trovare quello senza qualche vitamina macrobiotica supergeneticamente modificata aggiunta;è telefonare a chi ti pare senza calcolare il fuso orario, è la comprensione subitanea di quello che succede attorno a te. Non è facile spiegarlo ma esistono dei segnali impliciti, delle abitudini, dei modi di fare che rendono empaticamente gradevole o meno una situazione, una proposta, una persona. Sono regole universalmene riconosciute, mai dichiarate, specifiche di un popolo e della sua cultura. E' nel modo di parlare, di atteggiarsi, di vestirsi, è avere subito un'idea precisa del tuo intorno perchè tutto è tremendamente familiare, facile, comprensibile. Del resto come si fa a capire se un ragazzo parla in modo "gergale"o meno in America? Non puoi capire le sfumature, non puoi cogliere tutte le caratteristiche di chi ti è difronte. Di solito si dice "America" ma in fondo cosa c'è di meglio che svegliarsi al mattino e vedere il mare, e avere ogni cosa a portata di un paio di ore di macchina: è in due ore che arrivo a milano da Andre, a Torino da Miki, a Nizza a fare shopping, in montagna a sciare, in 2he45 min sono persino nella mia splendida e amata isola d'Elba. Ma sicuramente è anche guardarsi alle spalle e ritrovarsi con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di non facile, e di averla portata a compimento, di essersela cavata nonostante le difficoltà, è potersi dare una pacca sulla spalla e sentirsi fieri di sè. Viaggerò e probabilmente vivrò pezzetti della mia vita all'estero, coglierò le opportunità che la vità vorrà offrirmi ma so che il mio paese è, e resterà, l'Italia, la mia città Genova, con le mie abitudini, i miei amici. Buon proposito per il 2007? Apprezzare ogni momento della giornata, vivere ogni secondo che ci viene concesso, dare un pochino più retta a Madre Teresa:
Vivi la Vita. La vita è un'opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, compilo. La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, abbine cura. La vita è una ricchezza, conservala. La vita è amore, godine. La vita è un mistero, scoprilo. La vita è promessa, adempila. La vita è tristezza, superala. La vita è un inno, cantalo. La vita è una lotta, accettala. La vita è un'avventura, rischiala. La vita è felicità, meritala. La vita è la vita, difendila 1月7日 Natale a New YorkNon è il titolo dell'ultimo film idiota uscito nelle sale, è il mio ultimo viaggetto Americano.
Che dire, pattinare al RockFeller sotto un'abete scintillante di 20 metri, passeggiare per Manhattan addobbata a festa, alloggiare in un hotel a Time Square, pure gratis (regalo di compleanno_più_natale del mio amico Dado), pranzare sotto la statua della libertà con difronte lo skyline di NY, ebbene sì, mi sento una privilegiata. Non tutte le cose però vanno sempre bene come sembrerebbe...Ecco il mio ultimo giorno Americano.
La mattinata era programmata per passeggiare a Central Park, era pure Domenica, neppure a farlo a posta, a me e Dado piace nei nostri viaggetti immergersi completamente nella realtà de luogo e, da buoni Neworkesi, la domenica si va al parco. Bene, peccato che alle 7 del mattino mi sveglio con forti dolori di stomaco. Risultato: la mattinata passata nella toilette con una bella caccarella del viaggiatore e Dado che fa avanti ed indietro per vedere se sono viva. Ok, fa niente, solo un po' di caccarella, central park lo vedrò nei film. Arriva l'ora di andare all'aroporto: taxi più treno più trenino più 8 ore di aereo, ok, ce la farò, tanto il bagno sull'aereo c'è. Chiudo le mille valige, il facchino_ che era in preda ad una crisi isterica sin dalla mattinata_ le fa cadere TUTTE, compreso il portatile. Incomincio ad innervosirmi, sarà la caccarella, sarà che sto tornando a casa dopo 3 mesi...Tutti i taxi sono occupati, finalmente ne passa uno vuoto, saliamo, poi però devo farlo fermare 2 volte per controllare di averci messo tutte le valigie (a sto punto la crisi nervosa il facchino me la aveva bella che trasmessa). Il taxi si imbottiglia nel traffico, fa niente, abbiamo tempo. Arriviamo alla Central Station, io e Dado in preda ad una lite furiosa, (a questo punto la crisi nervosa l'aveva lui), ok, calma e sangue freddo, basta solo cercare la biglietteria, fare un cazzo di biglietto e trovare il track giusto. 3 valigie, un trolley, un portatile e la borsa, la giacca a braccetto, ho tutto. Sento una ragazza che mi dice "Be careful", io per poco non la mando a fottersi, che vuole quella? Bene, stava cercando di avvertirmi che stavano per scipparmi, non faccio a tempo a girarmi che lo stronzo mi sfila via la giacca e la maglia di Dado e corre via; lo inseguo con tanto di trolley appresso ma sono a Central Station, a NewYork, a Natale, nell'ora di punta: lo perdo.
Torno sui miei passi, vedo la maglia di Dado sulle scale mobili, "ma nella fuga non poteva un po' perdersi la mia giacca anzichè la maglia di dado?" La ragazza spalleggia: "He is gone." Fottiti. Va bene, va tutto bene, fra stai calma, stai tornando a casa, era una bella giacca ma fa niente....Un lampo fumlineo e realizzo che c'era la macchina fotografica dentro la tasca interna!
Bene, macchina fotografica digitale NUOVA di una settimana di vita (ricordate, la mia l'avevo rotta a Philadelphia), con tutte le foto di NY dentro. Ora sono davvero incazzata.
Salgo sul treno, binario 7, lo controllo 10 volte perchè a stopunto non sono neppure più sicura di come mi chiamo. Il treno è zeppo a far schifo, sardine sottolio, dado che continua a dispiacersi per non avermi dato una mano nel mio scippo. Aeroporto, le cose si rilassano, finalmente posso andare in bagno, ricordate, la mia caccarella...Salgo sull'aereo, sono quasi a casa. Mentre sono DINUOVO al cesso...turbolenze...allacciarsi le cinture...no vi prego..."ora smetterà sicuro.." i
Il comandante perentoreo: "le persone nel bagno devono tornare ai propri posti e allacciare le cinture di sicurezza", no vi prego, ok, torno seduta, tutti che mi vedono uscire dal bagno e ridacchiano, io che faccio una bella smorfia a 100 passeggeri del boijng 767. Ok, mi appisolo, paraocchi e cuffietta, riesco ad addormentarmi e a quel punto, vi giuro non sto scherzando, alla radio passa "crush down", probabilmete denuncerò Continental Air Line per questo. Sapete come inizia la canzone? Con la sirena dell'allarme per avaria. Io che nel buio della carlinga, mi sveglio lanciando un urlo di terrore, mi drizzo seduta tastando l'aria davanti a me in cerca della mascherina dell'ossigeno. Le pesone mi guardano sbigottite. Ok, era una canzone, solo una stupida canzone. Ma avete presente mentre uno dorme a 11mila metri sopra l'oceano sentire l'allarme dell'avaria? Ho perso 10-15 anni di vita. 3 ore più tardi atterro a Malpensa, piove, c'è nebbia, ed è freddo ma vi giuro, mai stata più felice di essere nelle desolate lande milanesi. Una corsa trainando il carrello dei bagagli a tutta velocità, le porte scorrevoli si aprono, Andre è lì, un lungo abbraccio. Tutta la stanchezza scivola via. Sono con Andre, sono in Italia. Sono tornata a casa. Solo 200 Km mi separano da un pranzo tutto Italiano e da un abbraccio di mamma_più_papà_più_Matto in lacrime. L'America è alle spalle, è già lontana, tanti ricordi sono in saccoccia, penso: "sì, ce l'ho fatta!" Sono felice.
Notte ragazzuoli,
alla prossima. |
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